| Approccio clinico strumentale all'esame
della postura
(distretto cranio-cervicale e
rachide)
FISIOPATOLOGIA DELLA
POSTURA
Definizione e significato della postura La
struttura del corpo corrisponde al punto d'arrivo del processo d'adattamento
della specie e si completa durante tutta la vita, in risposta alle situazioni
ambientali, arricchendosi con stimoli motivazionali. L’uomo, nella sua
evoluzione, è passato dalla posizione di quadrupede a quella di Homo erectus;
dalla corretta gestione della stazione eretta dipendono le sue possibilità di
benessere: giusto equilibrio tra forze esterne (e tra queste la più importante è
la forza di gravità) e forze interne (carichi e tensioni). Il
giusto rapporto tra le forze interne è espresso dal corretto allineamento
corporeo e dalla simmetria strutturale e dinamica che esprime; il giusto
rapporto con le forze esterne (e in particolare con la forza di gravità) è
espresso dal corretto equilibrio statico. Il giusto rapporto tra
tutte le forze, esterne ed interne, è espresso dalla corretta
postura.
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Due modi diversi di stare in
equilibrio dei segmentui del corpo umano. Sec. Lazzari, E. (da Postura,
Occlusione e Rachide, Approccio Clinico e Strumentale, di H.M. Da Cunha,
A. Cesarani, R. Ciancaglini, E. Lazzari. P. Sibilla: Ed. CPA
1993.) |
La migliore postura è pertanto
quella che s'esprime con il massimo equilibrio, la massima armonia, la massima
economia. Si può definire la postura come il modo di stare in
equilibrio del corpo umano. Essa non s'identifica né con l'equilibrio né con una
posizione. Esprime invece una funzione relativa ai modi e le capacità del corpo
umano d'acquisire e mantenere tutte le posizioni, conservando
l'equilibrio. Sotto l'aspetto strutturale la
funzione posturale è espressa da sistemi chiusi che abbiamo suddiviso in tre
categorie (Lazzari, 1991) (biblio 25,26,27): • i sistemi
anelastici, formati da segmenti rigidi (le ossa) collegati da giunti (le
articolazioni), costituiscono la struttura di sostegno e d'adattamento
passivo • i sistemi elastici, formati da elementi rigidi (ossa)
e da elementi elastici (muscoli e tendini), anch'essi uniti da giunti
(articolazioni), costituiscono la struttura dinamica del corpo • il
sistema plastico, formato dall'involucro fasciale e muscolare del corpo
umano, costituisce la struttura dinamica di modellamento complessivo
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Sistemi
'chiusi' Posturali. Sec. Lazzari, E. (da Postura, Occlusione e Rachide,
Approccio Clinico e Strumentale, di H.M. Da Cunha, A. Cesarani, R.
Ciancaglini, E. Lazzari. P. Sibilla: Ed. CPA
1993.) |
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Sistemi Anelastici |
Sistemi Elastici |
Sistemi
Plastici |
I sistemi di controllo della
postura sono: - il sistema oftalmico - il
sistema vestibolare - i sistemi propriocettivo ed
esterocettivo Essi assolvono ai problemi di rapporto con
lo spazio, con la forza di gravità e tra le componenti del
corpo. Parametri ben definiti permettono di giudicare il giusto
allineamento del corpo umano e il corretto rapporto con il piano d'appoggio, la
ripartizione dei carichi e la distribuzione delle tensioni; la simmetria
esprime, in fase d'equilibrio statico, la corretta
postura. L'asimmetria corrisponde a condizioni di compenso;
l'asimmetria di una parte del corpo deve trovare necessariamente un adattamento
in un'altra regione, affinché la risultante delle forze possa cadere sempre
all'interno dell'area d'appoggio (Lazzari, 1991) (biblio 25).
Regolazione
posturale: ruolo delle articolazioni e della loro lesione (disfunzione
somatica) La regolazione posturale è una funzione assai complessa che
accompagna, precede e a volte determina la qualità della risposta motoria
dell'individuo. L’ambiente in cui l'individuo agisce fornisce una serie
di informazioni che, integrate con il flusso di informazioni provenienti dalle
strutture capsulo-legamentose, miofasciali e cutanee, vengono elaborate dal SNC
a vari livelli ciascuno dei quali fornisce risposte riflesse o integrate
coscienti. In tale ottica appaiono fondamentali, nel
determinare la qualità delle risposte posturalì e motorie, il vissuto
psico-affettivo, il vissuto motorio e le caratteristiche morfo-funzionali
congenite o acquisite dell'individuo; ciò rende ogni gesto un'azione
comunicativa unica, caratteristica di chi la effettua: individuo e ambiente
rappresentano due sistemi aperti che si modificano
reciprocamente. Numerosi sono i pazienti che presentano,
insieme alla disfunzione cranio-mandibolare, problematiche artromuscolari a
carico del rachide, soprattutto cervicale, e degli arti, spesso responsabili di
disturbi della regolazione posturale. Il complesso articolare va in
effetti considerato non soltanto come giunto meccanico, ma soprattutto come
organo sensoriale (Wyke e Polacek, 1975) (biblio 28): esistono infatti 4 tipi di recettori
capsulari, 3 con funzione di meccanocettore ed 1 con funzione di
nocicettore. Tali recettori influenzano l'attività tonica e
fasica dei muscoli funzionalmente collegati all'articolazione e, tramite
l'intermediazione del simpatico, entrano nei meccanismi di regolazione del
dolore; inoltre l'integrazione a livello centrale delle afferenze da questi
provenienti va a modificare la regolazione posturale nel suo
complesso. Un disturbo articolare, anche su base funzionale, può
alterare il flusso afferenziale e disturbare la regolazione
posturale. Il quadro disfunzionale che può determinare tale
disturbo della regolazione posturale a partenza periferica costituisce
l'obiettivo di trattamento del fisioterapista che pratica la terapia manuale e
viene definito disfunzione somatica, ovvero: impedita o alterata funzione delle
componenti tra loro collegate del sistema somatico: strutture scheletriche,
articolari e miofasciali con i collegati elementi vascolari, linfatici e
neurologici (Rumney, 1975) (biblio 29). A ciò va aggiunta una precisazione
che distingue la disfunzione somatica da alcune situazioni ortopediche simili: è
correggibile con trattamenti manipolativi. Per diverse
ragioni, il sistema muscolo-scheletrico può essere affetto da disfunzioni
somatiche, acute o croniche, primarie o secondarie ed in funzione della
situazione acuta o cronica i tessuti interessati possono trovarsi a diversi
livelli di infiammazione. La disfunzione somatica è clinicamente
caratterizzata dalla seguente triade sintomatologica: asimmetria, restrizione
del range di movimento, anormalità della qualità tessutale (Greenman, 1989) (biblio
30). La disfunzione acuta, reversibile tramite
terapie conservative quali l'applicazione di ghiaccio, è spesso causata da
traumatismi e i tessuti associati manifestano le relative
conseguenze. Nella disfunzione somatica cronica, a livello
capsulo-legamentoso e muscolare, si manifestano tutte le conseguenze che subisce
il connettivo sottoposto ad immobilizzazione (riassorbimento del collagene,
formazione di cross-links, perdita di acqua, sostanza fondamentale e GAG)
(Akeson e Amiel, 1980) (biblio 31): in tale situazione la restrizione del range
di movimento tende ad aumentare in relazione all'edema ed al grado di fibrosi
presente. Disfunzioni somatiche secondarie sono causate da
patologie, che ritroviamo in parti del corpo spesso lontane dalla zona
sintomatica, attraverso riflessi viscero-somatici e somato-somatici. La
disfunzione secondaria è spesso conseguenza di una irritazione viscerale o il
risultato di un tentativo di adattamento delle strutture somatiche ad una
disfunzione primaria. Tali meccanismi compensatori possono essere assai
numerosi e nascondere la disfunzione primaria divenuta
asintomatica. Da ciò deriva l'importanza che riveste la
sequenza con cui si approcciano le differenti aree disfunzionali del paziente,
nell'influenzare l'efficacia del trattamento stesso. La genesi degli
adattamenti e dei compensi e le disfunzioni secondarie seguono meccanismi di
tipo neurologico riflesso per alterazione dell'atti vìtà di meccanocettori
articolari principalmente di tipo 1, con conseguenze nei segmenti vicini e la
messa in gioco di circuiti spinali uni o plurisegmentari e dell'intero sistema
posturale tramite l'alterazione delle afferenze ai circuiti sovraspinali
(Dvoràk, Dvoràk, 1986) (biblio 32).
Concetto di ‘norma posturale’ La posizione della
testa si definisce partendo dalla valutazione dell'assetto generale
corporeo. Sul piano frontale la linea di Barrè (linea
corporea mediana coassiale al filo a piombo), dallo spazio intercalcaneare
sale tra le ginocchia, percorre la linea interglutea, la linea mediana del
bacino, longitudinalmente il rachide ed emerge dal vertice del
capo. Sul piano sagittale, partendo davanti al malleolo laterale,
attraversa il ginocchio, la terza vertebra lombare, le spalle, il meato
acustico ed emerge dal vertice del capo. Le linee
orizzontali di riferimento sono le congiungenti tra loro le ali iliache,
le SIPS (spine iliache postero-superiori), le spalle e le
pupille. Da quanto detto emerge chiaro il rapporto tra testa e
tronco. Nella corretta postura del capo, la linea di
Barrè, sul piano frontale, percorre il rachide cervicale ed esce dal
vertice; la linea delle spalle è perpendicolare a tale linea e parallela
alla linea delle orecchie (sullo scheletro alla linea bimastoidea); sul
piano sagittale, attraversa le spalle (sullo scheletro la cerniera
cervico-dorsale); il lobo dell'orecchio (sullo scheletro il foro
occipitale) ed esce in corrispondenza del vertice del capo; la
perpendicolare a questa linea è, sullo scheletro, la linea di Me Gregor
(dalla mastoide al palato duro); è necessario controllare che tale
allineamento corrisponda ad un corretto riferimento alla forza di gravità:
in pratica che le linee di Barrè corrispondano al filo a
piombo. A tale posizione corrisponde una simmetrica tensione
delle strutture elastiche e contrattili e una corretta, simmetrica
distribuzione dei carichi. La deviazione dalla norma del capo
deve essere sempre riferita alle linee di Barrè e può essere, sul piano
sagittale, anteriore, posteriore, inflessione o in estensione; sul piano
frontale, a destra, a sinistra o in lateroflessione destra o sinistra, sul
piano orizzontale in ritrazione destra o sinistra. Tutte queste
deviazioni possono combinarsi tra loro in vari modi (aspetto
tridimensionale della alterazione posturale). |
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Linee di Barrè: filo a piombo per il controllo della
postura sul piano frontale e sagittale (Lazzari.E. da
'Riabilitazione Orale', di R. Ciancaglini, Ed. Masson,
1999) | |
Ad ogni condizione morfologica
corrisponde una particolare condizione dinamico-meccanica che si giudica
rilevando l'escursione articolare (entità e simmetria), le tensioni miofasciali,
il tono e la forza muscolare (tipo, entità e simmetria). Ai sistemi di
controllo e all'engramma posturale è affidato il compito di gestire l'equilibrio
generale (ritmo posturale e relativi parametri stabilometrici: area, lunghezza,
velocità, delle oscillazioni) e l'armonia delle traslazioni
(movimento).
I sistemi di "controllo posturale" ("capteur" della
postura) vengono tradizionalmente riferiti ai seguenti
apparati:
· vestibolare · visivo
(oftalmologico) · propriocettivo ·
esterocettivo (pianta del piede) Il ruolo del
sistema stomatognatico (occlusocranio-mandibolare) quale stazione di controllo e
modulazione della postura è oggetto di notevoli controversie. Secondo
indirizzi di medicine olistiche (osteopatia, kinesiologia applicata ecc.) esso
costituirebbe una stazione di controllo posturale di primaria importanza,
crocevia di influenze "ascendenti" e "discendenti"
dall'occlusione. Secondo una interpretazione più aderente alla medicina
clinico-sperimentale esso potrebbe partecipare attivamente alla fisiologia e
fisiopatologia degli adattamenti posturali, principalmente mediante la complessa
biomeccanica dell'osso ioide (strettamente connesso funzionalmente al rachide
cervicale), e ai compensi asimmetrici neuromuscolari posti in atto dai muscoli
occlusori della mandibola (parafunzioni/contrazioni asimmetriche isometriche di
masseteri e temporali).
Note di fisiologia della postura del
capo in rapporto al rachide Nella fisiologia della postura del capo
vanno considerati la struttura sotto il profilo statico e dinamico (componenti
osteoarticolare e muscolotendinea), i sistemi di controllo, il programma e i
fenomeni di interazione e intercorrelazione (componenti
neurofisiologiche). Presupposto essenziale per la comprensione
dell'assetto posturale generale e della testa è la conoscenza dell'azione sul
corpo umano delle forze esterne, in particolare della forza di gravità e delle
forze interne che gestiscono le posizioni. Se il corpo in ortostasi è
inclinato, si verificano contratture dei muscoli atte a contrastare un cedimento
della struttura. In posizione seduta, nella dinamica
posturale, vengono esclusi gli effetti derivanti dagli arti
inferiori. In posizione clinostatica o nelle posizioni oblique
l'effetto della forza di gravità è diverso e di ciò si deve tenere conto nella
analisi funzionale. Tale considerazione vale in particolare per il
capo, tenuto conto del peso dello stesso e delle labili capacità di controllo
del collo. La posizione della testa è una componente dell'assetto
generale ed è definita dalla "norma posturale" (vedi paragrafo
precedente).
Ogni disallineamento del capo crea disarmome e asimmetrie di
tensione dei muscoli del collo, diverse in relazione al tipo di
deviazione. Queste tensioni si collegano ad altre dei muscoli del
tronco sottostanti e dei muscoli facciali e masticatori soprastanti ed agiscono
deformando le strutture. In posizione ortostatica si fa riferimento al
filo a piombo da cui derivano le linee di Barrè e le perpendicolari parallele al
suolo. Il filo a piombo individua il riferimento alla forza di gravità.
Senza questo riferimento l'allineamento non ha significato
posturale. Ogni deviazione dalla "norma" che ecceda la
capacità di compenso del sistema posturale, comporta alterazioni della forma,
tensioni anomale, sovraccarichi e l'instaurarsi di asimmetrie morfologiche e
dinamiche che si trasmettono per necessità funzionali a strutture vicine e
lontane (adattamenti e compensi). Di estrema importanza sono i riflessi
tonici del collo. Essi si possono verificare per ogni disassamento del
collo e si trasmettono a catena fino a raggiungere in molti casi la base di
appoggio. Disassamenti, tensioni e sovraccarichi sono causa
di deformazione dei tessuti plastici, di mutazione della tipologia muscolare, di
degenerazione dei tessuti (fibrosi muscolare, artrosi, ecc.) e di modificazione
dell'engramma posturale. L'apparato odontostomatologico entra nella
fisiologia del controllo posturale per la sua relazione anatomoembriologíca e
reflessologica con gli altri organi di derivazione meckeliana e con il rachide
cervicale, anche se il suo preciso ruolo gerarchico tra gli organi recettori
("capteur") di perturbazioni posturali è ancora da
precisare.
Note di eziopatogenesi dei
disordini posturali del capo (nosografia) Le deviazioni
dell'assetto del capo dalla norma possono dipendere
da: · cause intrinseche:
- congenite - scheletriche (per es. Klippel
Feil) - muscolari (per es. torcicollo miogeno
connatale) - cutanee · cause
acquisite: - patologiche (per es. miositi,
artriti, artrosi) - traumatiche (per es. ematomi, strappi,
fratture, esiti cícatriziali con retrazioni cutanee,
ecc.) · cause
estrinseche: - oftalmologiche (disallineamento del
capo per compensazione riflessa alla formazione di immagini doppie o non
corrette) - neurologiche (discinesie da paralisi fiaccide
o spastiche) - otoiatriche -
odontostomatologiche · disordine posturale
globale (costituzionale, da abitudini viziate, da posizioni di lavoro o
studio, da attività sportive ecc.)
Il torcicollo
intrinseco normalmente non è correggibile passivamente o attivamente. Si
verificano pertanto compensi in altre parti della struttura ai fini di un
recupero della corretta posizione della testa (asse bipupillare) e ne derivano
tensioni e sovraccarichi. Il torcicollo oftalmologico è correggibile
passivamente e attivamente ma è necessario agli effetti funzionali. Esso
comporta contrazioni o contratture dei muscoli del collo atti a mantenere la
posizione. Si verificano traslazioni dei disordini a distanza
(riflessi tonici del collo), tensioni, sovraccarichi.
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1 Inclinazione/asimmetria del
piano occlusale in soggetto con asse bipupillare correttamente
orientato |
2 Misurazione della inclinazoione
del piano occlusale rispetto all'asse orizzontale |
3 Orientamento 'posturale' naturale
('natural head position') dell'asse bipupillare. Si nota l'inclinazione
asimmetrica dell'asse bipupillare (asimmetria posturale cranio
cervicale) |
ESAME
CLINICO STRUMENTALE DELLA POSTURA Protocollo
semplificato
Protocollo di indagine
· Morfologica: -
allineamento generale in relazione alle linee di Barrè; -
Rx di rachide e bacino in toto in ortostasi con metodologie mirate
(eventuale); - ricerca allineamento capo/asse spalle/asse
bipupillare; - Rx della cerniera occipito-cervicale.
· Dinamica: -
studio dell'entità e simmetria dei movimenti del rachide
(cervicale); - esame funzionale della cerniera
occipito-cervicale; - analisi di tono, tensione,
dolorabilità dei muscoli cervicali e dei trapezi,
simmetria; - Rx dinamica del rachide cervicale.
· Funzionale: - test di
Romberg; - test di Fukuda (occhi chiusi e occhi chiusi con
rulli di cotone in occlusione o con bite, attuando deviazioni del capo che di
norma determinano deviazione della marcia); - esame
posturometrico/stabilometrico (occhi aperti occhiali/senza occhiali, occhi
chiusi; con cotone o con bite; attuando deviazioni del capo: i disordini
conseguenti vengono trasmessi alla base d'appoggio). Analisi dei valori indici
di asimmetria; -
elettromiografia/elettroencefalogramma/ED; - esame
funzionalità oculare: nistagmo convergenza. Cover test.
Esame semplificato
- allineamento (foto con
filo a piombo); - mobilità del rachide cervicale/del tono
muscolare del collo/dolorabilità/esame della cerniera:
palpazione; - esame della funzionalità oculare:
nistagmo/convergenza; - Rx dinamico-cervicale e della
cerniera occipito-cervicale (tele Rx antero-posteriore, isteroisterale, obliqua,
flesso-estensionale, transorale); - test di Romberg e
Fukuda (occhi chiusi/occhi chiusi con cotone o bite in
occlusione); - esame posturometrico/stabilometrico
(occhi aperti/occhi chiusi/occhi chiusi con bite o cotone in
occlusione/eventualmente con deviazione del
capo).
Esame
clinico L’esame clinico è
composto da: a) ispezione b) valutazione della
mobilità attiva e passiva c) palpazione cutanea e
muscolofasciale Il paziente viene esaminato nelle
varie posizioni di riferimento (in piedi, seduto, supino e
prono). L’esame clinico costituisce un primo screening del
paziente ed ha lo scopo di individuare i distretti disfunzionali che meritano un
approfondimento valutativo effettuato successivamente tramite specifici tests
manuali. Tali tests permettono di inquadrare il tipo di
disfunzione, decidere il tipo di terapia, la cronologia dell'approccio e di
identificare i vettori lungo i quali applicare le forze correttrici in fase di
manipolazione (Basmajian et All. 1993) (biblio 33).
1) Esame in posizione
eretta Viene condotto a partire
dall'osservazione del soggetto rispetto ad un filo a
piombo: - di fronte si esamina la linea
bipupillare, la linea bisacromiale e quella bisiliaca, i triangoli della taglia,
l'allineamento dei segmenti degli arti inferiori evidenziando la presenza di
ogni alterazione posturale che si sviluppi sul piano
frontale - di profilo si esamina il
valore delle curve del rachide sottolineandone l'eventuale aumento o
diminuzione, il grado di anti-retroversione del bacino e l'allineamento dei
segmenti rispetto all'ipotetica linea di gravità costituita dal filo a piombo
che allinea il meato acustico esterno all'acromion e attraversa il corpo
passando poco posteriormente al centro di rotazione dell'articolazione
coxo-femorale, poco anteriormente alcentro di rotazione del ginocchio e
dell'articolazione tibio-tarsica -
posteriormente si confermano le impressioni registrate all'esame di fronte e
si valuta l'allineamento di cranio e sacro rispetto al filo a piombo. Secondo
alcuni Autori tale osservazione potrebbe già fornire importanti indizi rispetto
alla predominanza di un distretto (lombo-sacrale o cranio-cervicale) nel
determinismo della sintomatologia disfunzionale (Gagey e Weber, 1995) (biblio
34) Si passa quindi alla valutazione
della mobilità globale con una manovra attiva in rotazione che coinvolge anche
gli arti inferiori e della mobilità segmentaria evidenziando eventuali
restrizioni o asimmetrie del range of motion (Dvoràk e Dvoràk, 1986) (biblio 32) a carico
delle articolazioni sacro-iliache (test di Piedallu o pollici ascendenti e stork
leg test) e della colonna lombare (anteflessione e lateroflessione
passiva). Particolarmente significativo è il
test di lateroflessione che permette di evidenziare una restrizione anche a
carico della rotazione, essendo il movimento di lateroflessione sempre
accoppiato a rotazione controlaterale ed estensione (White e Panjabi, 1978) (biblio
35). In fase di correzione, tests
più precisi permetteranno di quantificare la restrizione rispetto a ciascun asse
e piano di movimento e di mettere in atto tecniche correttive precise ed
efficaci. Nella valutazione della flessione si presta
particolare attenzione a zone di lordosi a carico del rachide (principalmente
toracico) nonché a disallineamenti e a rotazioni anomale dei segmenti degli arti
inferiori.
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Esame del soggetto: visione di fronte (secondo M.
Testa) |
Esame del soggetto: visione di profilo (secondo M.
Testa) |
Esame del soggetto : visione
da dietro (secondo M. Testa) |
Valutazione globale della
rotazione (secondo M. Testa) |
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Tecnica di esecuzione dello
'stork leg test' (secondo M. Testa) |
Valutazione della anteflessione (secondo M.
Testa) |
Valutazione della latero flessione (secondo M.
Testa) |
2) Esame in posizione
seduta Dopo una rapida osservazione del
soggetto di fronte, profilo e retro, si ripete il test di rotazione globale, la
flessione anteriore prestando attenzione alle zone di lordosi e il test dei
pollici ascendenti, confrontando i risultati con quanto appena osservato con il
soggetto in piedi. A ciò fa seguito il test di mobilità toracica
che valuta la lateroflessione accoppiata alla rotazione omo o controlaterale (a
seconda del livello testato) e l'end feel di ogni singolo segmento.
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Tecnica di esecuzione del test di 'ascensione dei
pollici' (secondo M. Testa) |
Valutazione delle latero flessione e rotazione toracica
con 'end feel '(secondo M.
Testa) |
3) Esame in posizione
supina In tale posizione viene valutata
la mobilità cervicale dapprima con una manovra globale di rotazione e quindi,
tramite una manovra di lateroflessione viene indagata la funzionalità del
distretto cervicale inferiore; a tale livello la lateroflessione è sempre
associata a rotazione omolaterale ed estensione (White e Panjabi, 1978) (biblio
35). Il tratto cervicale superiore, fondamentale per
l'importanza che riveste nella regolazione posturale e per le strette
connessioni anatomo-funzionali con il distretto stomatognatico, viene analizzato
tramite due specifici tests (Greenman, 1989) (biblio
30). Il primo, che evidenzia
restrizioni della mobilità a carico delle articolazioni tra CI e C2, è
costituito da una manovra in rotazione effettuata mantenendo il capo del
soggetto in anteflessione, così da impedire movimenti nel rachide cervicale
inferiore. La rotazione viene effettuata visualizzando l'asse
costituito dal dente dell'epistrofeo. Il secondo test valuta il distretto
occipite-atlante. In tale distretto la lateroflessione è sempre
associata ad una rotazione controlaterale. La lateroflessione
viene indotta dall'operatore tramite una traslazione del capo del
soggetto. Si passa quindi alla palpazione
muscolare e si ricercano eventuali punti dolenti (trigger points) indici di una
disfunzione muscolare o a carico delle articolazioni funzionalmente collegate a
quel gruppo muscolare (Travell e Coll., 1983; Simons e Travell, 1989) (biblio
36,37). La palpazione si effettua sui muscoli
suboccipitali, sui paravertebrali cervicali, sullo
sterno-cleido-occipito-mastoideo, sul trapezio superiore, sugli scaleni e a
carico di diaframma, psoas e piramidale.
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Valutazione della rotazione
cervicale glòobale (secondo M. Testa) |
Valutazione della latero
flessione cervicale (secondo M.
Testa) |
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Manovra di valutazione della
rotazione specifica tra atlante e ed epistrofeo (secondo M.
Testa) |
Manovra di valutazione della
mobilità tra occipite e atlante (secondo M.
Testa) |
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Palpazione del muscolo sterno
cleido occipito mastoideo (secondo M. Testa) |
Palpazione dei muscoli
scaleni (secondo M. Testa) |
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Palpazione del muscolo psoas
iliaco (secondo M. Testa) |
4) Esame in posizione
prona Si effettuano i tests di densificazione
o del rimbalzo a carico delle articolazioni sacro-iliache: l'operatore effettua
delle spinte elastiche coplanari all'articolazione e registra la qualità della
risposta (rimbalzo) fornita dal complesso capsulo-legamentoso; modificando la
linea di spinta, si può utilizzare tale test anche per la valutazione del i
distretto lombare. Si effettua la palpazione dei tessuti paravertebrali cutanei,
per identificare zone distrofiche (cellulitiche) indice di sottostante
disfunzione somatica. Da ultimo si esegue la palpazione dei muscoli
paravertebrali profondi lombari e toracici. Le
risultanze della batteria di tests precedentemente descritte, permette
all'operatore di identificare la/le zone disfunzionali e di procedere a
valutazioni più approfondite al fine di:
1) localizzare il sito
algogeno e la struttura in lesione (muscolo, capsula, legamento,
eccetera) 2) collegare la disfunzione al quadro sintomatologico
riferito dal paziente 3) attuare la strategia terapeutica
manipolativa o rieducativa più efficace, nel rispetto del progetto
terapeutico interdisciplinare
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Tecnica di esecuzione del
test di rimbalzo (variante lombare) (secondo M.
Testa) |
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