| Postura occlusione e
rachide
ATTUALITA’ DEL
PROBLEMA Sebbene le evidenze anatomiche supportino
l’ipotesi d’interrelazioni tra occlusione, relazione cranio-mandibolare e
postura, il contributo più rilevante è fornito da evidenze clinico-sperimentali
che hanno evidenziato la presenza di rapporti tra il distretto stomatognatico,
cervicale e la postura in generale dal punto di vista anatomo-funzionale,
neurofisiologico (indagini su animali) e clinico. Tali ipotesi
necessitano comunque di un approfondimento critico mediante indagini su soggetti
privi di patologia e indagini cliniche controllate con caratteristiche
longitudinali.
I riscontri suddetti spingono ad
introdurre nell'approccio clinico al paziente una valutazione interdisciplinare
basata su analisi occlusali e su metodi clinici e strumentali di esame del
distretto cranio-cervicale, del rachide e della regolazione posturale in
generale. ANALOGIE TRA OCCLUSIONE E
POSTURA (sistema occlusale e sistema posturale)
| Postura tipica
dell'ipercinesia vocale (da Landeau) |
Postura tipica
dell'astenia vocale (da Landeau) |
Soggetto con
habitus astenico (da Le Huche) |
Soggetto con
stazione eretta 'contratta' (da La Huche) |
Soggetto con
attitudine verticale corretta (da Le
Huche) | |
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da 'Voce e Postura' di Rossi M.
((da Postura, Occlusione e Rachide, Funzione, Disfunzione, Riabilitazione,
di H.M. Da Cunha, A. Cesarani, R. Ciancaglini, E. Lazzari. P. Sibilla: Ed.
CPA 1992.) |
Se consideriamo la definizione di
“occlusione” e cioè di rapporto tra elementi di arcate dentarie antagoniste
possiamo trovare alcune analogie con la definizione di “postura” intesa come
relazione tra segmenti scheletrici. Entrambe queste definizioni
appaiono tuttavia sterili in termini biologici se non viene precisato , il
significato che postura e occlusione assumono ai fini della realizzazione di un
progetto funzionale. Tale progetto può essere identificato nel caso
dell'occlusione dentale, nella necessità di stabilizzare la mandibola e
nell'esecuzione di attività motorie masticatorie ed
extramasticatorie. Nel caso della postura il
fine si identifica col mantenimento dell'equilibrio (contro la forza di gravità)
nella stazione eretta (statica) e nell'esecuzione di attività motorie
(cinematica). Il concetto di “normale” o “fisiologico” per il sistema
posturale e per quello occlusale mette in evidenza un'ulteriore analogia tra
questi due sistemi, in quanto, per entrambi, non è accettabile come fisiologico
ai fini di un giudizio clinico-diagnostico un modello morfologico o funzionale
ideale o normale in senso puramente statistico (modello
prevalente).
Per normale o meglio fisiologico
deve essere inteso a fini clinico-diagnostici un modello “adattato” risultante
da una serie di stimoli morfogenetici che lo adeguano dinamicamente nel tempo
all'ambiente con eventuali ampie devianze dalla norma statistica. Da
questa definizione di fisiologico (adattato) discende il concetto di patologico
(disadattato o ‘scompensato’) ovvero affetto da segni di trauma obiettivabili
clinicamente e strumentalmente. Tali segni possono essere
rilevati per il sistema occlusale a livello dentale, parodontale e
artromuscolare mentre per la postura sono coinvolti il sistema
muscolo-scheletrico-somatico, oculomotore e il sistema otovestibolare ma pure,
secondo alcuni, il sistema occluso cranio-mandibolare. Quando
il sistema somatico-posturale generale e quello cranio-mandibolare che
identifichiamo convenzionalmente con “l'occlusione” non si adeguano a un eccesso
di richieste funzionali o non sopportano più, per molteplici cause,
sollecitazioni funzionali normali, entrano in uno scompenso che porterà alla
patologia (sovraccarico, usura, degenerazione, disfunzione) (Ciancaglini, 1992)
(biblio
8). In queste condizioni si manifestano
inizialmente nei due sistemi somatico-posturale e occluso cranio-mandibolare,
segni precoci di trauma che il clinico attento saprà interpretare
tempestivamente in modo da rìcondurre il sistema entro i limiti di
adattabilità. Diverse analogie esistono ancora tra i due sistemi quando
consideriamo le cause che possono provocare scompensi (stress, abitudini o
particolari atteggiamenti, vizi posturali, parafunzioni, stili di vita che
comportano sedentarietà, scorretta posizione nel lavoro, attività fisica
inadeguata per difetto o eccesso
ect). MOTIVI DELL’APPROCCIO
ALTERNATIVO
A fronte di un possibile incremento reale dei
suddetti fattori patogenetici nella popolazione va pure ricordato come una
iperdivulgazione e iperinformazione medico-scientifica può aver contribuito a
sensibilizzare la popolazione inducendola a un aumento di attenzione verso il
proprio corpo e a volte ad un eccesso di richieste di
trattamento. Per tutta risposta l'approccio
medico-odontoiatrico tradizionale (ufficiale) fornisce a questa crescente
istanza di salute e benessere, risposte non sempre adeguate. Ne
consegue che una certa percentuale di pazienti può rimanere del tutto o in parte
insoddisfatta e alimentare una massa di pubblico, potenziale utente di approcci
alternativi a quello medico-odontoiatrico tradizionale. I
cultori di queste discipline che potremmo definire “metamediche” (DMMA =
discipline medico-metamediche alternative) e che definiscono “allopatica” la
medicina ufficiale interpretano perciò un bisogno reale e lo coltivano con una
sapiente miscela di ritualità ed esoterismo. Essi dimostrano attitudine
a una sicura ed efficace intercettazione e risoluzione del sintomo che risolvono
in chiave sintomatica (palliativa). A questo punto da una posizione di
assoluto vantaggio relazionale si propongono quali primari interpreti dei
problemi generali di salute e benessere del paziente. Queste
discipline “alternative” alle ufficiali hanno sicuramente il merito di avere
vicariato il ruolo della medicina/odontoiatria ufficiale in problematiche quali
il dolore cronico orofacciale e del rachide facendosi carico di una istanza
reale, cioè il bisogno di salute e benessere di larga parte della
popolazione
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Schema teoretico rappresentante le
interrelazioni tra le diverse componenti che controllano le funzioni
vitali nella salute e nella patologia in accordo con i principi della
chinesiologia applicata. |
Discipline alternative e
metamediche (DMMA) che si candidano a interpretare i rapporti fra
occlusione e postura. |
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Corretta composizione dei rapporti
interdisciplinari nell'ambito della problematica
'postura'
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In questa visione “posturologica”
dell'individuo mutuata da discipline olistiche come la osteopatia (craniale) la
chinesiologia applicata, e la chiropratica, l’occlusione potrebbe avere un ruolo
come via d'ingresso (anche se secondaria) di informazioni propriocettive nel
sistema di controllo generale (sistema
posturale). EVIDENZE DI CORRELAZIONE TRA
OCCLUSIONE E POSTURA
Quali evidenze scientifiche esistono a sostegno
di questa presunta correlazione tra occlusione e postura? Esistono
considerazioni di ordine anatomico clinico e sperimentale a sostegno di questa
ipotesi.
Basi Anatomiche Rocabado per primo ha richiamato
l'attenzione dei clinici sull'esistenza di rapporti anatomici e
anatomo-funzionali molto intimi tra mandibola, muscoli sovraioidei e vertebre
cervicali (C3) (Rocabado 1983) (biblio 9). Questo rende ragione di un ruolo
fondamentale dello ioide come anello di congiunzione nella fisiologia e
patologia temporo-mandibolare-miofasciale e nei disordini del rachide
cervicale. Connessioni anatomiche tra il menisco, la capsula
articolare dell'ATM e l'orecchio medio (disco malleolari) sono state dimostrate
da molti autori fornendo una possibile spiegazione dei rapporti tra patologia
dell'ATM e disturbi della sfera ORL che governa il controllo dell'equilibrio
costituendo un ingresso principale dei sistema posturale (Pinto, 1962; Rodriguez
Vazquez e Coll., 1993; Ciancaglini e Coll., 1994) (biblio 10,11,12).
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Rodriguez Vaquez J.F.; Merida
Velasco J.R.; Jimenez Collado J (da Postura, Occlusione e Rachide,
Funzione, Disfunzione, Riabilitazione, di H.M. Da Cunha, A. Cesarani, R.
Ciancaglini, E. Lazzari. P. Sibilla: Ed. CPA 1992.) |
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Feti umani (270 mm C-R). Fossa
cranica media (F). Legamento sfenomandibolare (L). Legamento articolare
del martello (A). Fibre posteriori del disco dell'articolazione
temporomandibolare (D). Corda del timpano (N). |
Feti umani (100 mm C-R). Squama
dell'osso temporale (S) e dell'osso del timpano (T). Disco articolare
temporomandibolare (D1). Cartilagine di Meckel (K). Tegmen tympani
dell'osso temporale (P). Os goniale (O). Condilo della mandibola
(C). |
http://www.conciliocreative.com/dizzy/anatomy.html Da
non dimenticare inoltre l'origine embriologica comune di ATM e orecchio medio
(cartilagine di Meckel 2° arco branchiale). Un'ipotesi molto suggestiva
che trova continue conferme per spiegare l'embricarsi di sintomi del collo,
della faccia, della lingua, dell'ATM e delle porzioni dermatomeriche dei primi
nervi cervicali, nella patologia artromuscolare di ognuno di questi distretti, è
che gli impulsi trovino vie nervose di convergenza o di interconnessione a
livello dei nuclei spinali (radice discendente del trigemino) (Bogduk e
MarsIand, 1988) (biblio
13). Evidenze cliniche Considerazioni di
ordine clinico suggeriscono una maggiore prevalenza di cervicalgie in pazienti
che presentano problemi disfunzionali masticatori. Peraltro una
medesima correlazione non sembra essere stata evidenziata in soggetti che
primariamente si rivolgono in visita per problemi cervicali in quanto questi
ultimi mostrerebbero valori di prevalenza di segni e sintomi di disordini
masticatori in percentuale equivalente a quella della popolazione generale
(Clark, 1987; Lobbezoo e Coll., 1993; De Wijer e Steenks, 1995; Ciancaglini e
Coll., 1996) (biblio
14,15,16,17). Osservazioni cliniche e
clinico-cefalometriche hanno posto in evidenza l'influenza reciproca tra postura
cranio-cervicale e quella cranio-mandibolare con la diretta conseguenza di
quest'ultima sull'occlusione. Una condizione paradigmatica è rappresentata dalla
postura anteriorizzata del capo (forward head posture - FHP) tipica di soggetti
con difetti visivi (miopia, astigmatismo, eccetera) (Kraus, 1988) (biblio
18). A causa di questa condizione si determina
un'accentuazione della lordosi del tratto superiore della colonna cervicale e
una sua riduzione nel tratto inferiore; perciò la mandibola verrebbe sospinta
passivamente in posizione retrusa con prevalenza dei contatti posteriori
nell'occlusione. L’anteriorizzazione del capo comporterebbe inoltre una
serie di rimaneggiamenti a carico del tratto superiore e inferiore del rachide
cervicale.
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| Rettileinizzazione del rachide cervicale con conseguente
tensione sul digastrico/ osso ioide e sulla mandibola indirettamente
(retrusione). |
Corretti
rapporti tra colonna cervicale, osso ioide/muscolo digastrico e
mandibola. |
Esagerata
lordosi cervicale con detensione del muscolo digastrico, abbassamento
dell'osso ioide e predisposizione alla protrusione
mandibolare. |
Un importante contributo a sostegno
degli stretti rapporti fisiopatologici e biomeccanici tra rachide cervicale e
distretto cranio-mandibolare è fornito dall'evidenza di comune riscontro che
modificazioni acute nella funzionalità e nella sintomatologia in uno dei due
sistemi intervengono durante, o immediatamente dopo, un trattamento di
mobilizzazione condotto nell'altro distretto (Vig e Coll., 1980; Urbanowicz,
1991; Moya e Coll., 1994) (biblio 19,20,21). Evidenze
sperimentali Sebbene le evidenze anatomiche e quelle cliniche
supportino consistentemente l'ipotesi di interrelazioni tra occlusione,
relazione cranio-mandibolare e postura, il contributo più rilevante anche se
parziale è fornito dalle evidenze clinico-sperimentali. Il dato più
suggestivo relativo ai rilievi clinico-sperimentali depone per l'instaurarsi, in
condizioni statiche, di una variazione del baricentro corporeo per la
introduzione di una variazione del rapporto cranio-mandibolare (esempio
introduzione di rulli di cotone a livello interocclusale) (Guidetti e Coll.,
1991) (biblio
22). Tali osservazioni mancano tuttavia di un
protocollo di valutazione controllato a doppio cieco e del requisito essenziale
di una documentata reversibilità del fenomeno a sostegno di un rapporto
specifico di causa/effetto. Osservazioni cliniche su una casistica
patologica (pazienti affetti da disordini cranio-mandibolari) sembrerebbero
evidenziare la normalizzazione dei parametri stabilometrici (variazione del
baricentro corporeo) dopo l'interposizione di una placca occlusale (Guidetti e
Coll., 1992) (biblio
22). Interessante è pure l'osservazione che posizioni limite
della mandibola sarebbero in grado di modificare il tono dei muscoli
paravertebrali a livello di molteplici distretti della colonna (cervicale,
dorso-lombare) (Valentino e Fabozzo, 1987) (biblio 23). Le
critiche che possono essere mosse alle suddette osservazioni
clinico-sperimentali consistono principalmente nella scarsa rilevanza di
riscontri effettuati in sessioni sperimentali acute (osservazioni immediate) al
fine di fornire indicazioni sulla influenza e sul significato delle stesse
modificazioni in un contesto clinico soggetto inevitabilmente a rimaneggiamenti
e adattamenti morfofunzionali in una prospettiva a medio e lungo
termine. A questo riguardo e perciò allo scopo di chiarire il
significato clinico-terapeutico di interventi sull'occlusione e sul sistema
rachideo posturale in una prospettiva di reciproca relazione è infatti
indispensabile disporre di osservazioni prospettiche e di periodi di
osservazione non limitati a una sessione (clinico sperimentale). Allo
stato attuale i contributi sperimentali appaiono perciò limitati seppur
suggestivi. A questo riguardo assume un significato
particolare lo studio condotto dal nostro gruppo su un campione di 28 soggetti
adulti sani, con dentatura non abrasa, non affetti da patologie di rachide e di
postura; tale indagine ha evidenziato che non esistono associazioni
statisticamente significative tra una simmetria nei contatti dentali e le misure
stabilometriche considerate relative alla postura, nelle differenti condizioni
cranio mandibolari. (Orsini e Coll., 1996) (biblio 24).
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