| Occlusione normale e
fisiologica
Concetto dinamico
dell'occlusione normale e della relazione centrica L'eruzione dei secondi molari,
che avviene in genere a 12 anni comporta l'assunzione da parte delle arcate
dentarie di un assetto pressochè definitivo. In ciascun individuo questo evento
si conclude con l'acquisizione di un modello di occlusione che, salvo rare
eccezioni, non subisce modifiche durante e dopo l'eruzione del dente del
giudizio (biblio
3).
|
| Traiettorie dello
‘stress’ prodotto dalla occlusione in massima intercuspidazione in
un modello tridimensionale di analisi degli elementi finiti
(FEM)(intensità decrescenti dal rosso al
blu) | |
La
posizione dei denti nelle arcate, sebbene giunga in questa epoca ad una
tipologia tendenzialmente stabile è soggetta a molteplici forze
destabilizzanti alle quali il rapporto intercuspidale (massima
intercuspidazione-occlusale centrica) tende ad opporsi per riprodurre un
modello di occlusione. Le forze naturali che agiscono
sugli elementi dentali con effetto destabilizzante sono: · la spinta accrescitiva residua dei
mascellari · la pressione esercitata da labbra e
guance · la pressione esercitata
tra i denti in occlusione (deglutizione, serramento,
ecc.) · la pressione esercitata
dalla lingua La risultante di tali forze promuove in
una dentatura naturale integra una debole migrazione mesiale delle quattro
emiarcate ("mesial drift") che in alcuni soggetti assume rilevanza clinica
con la chiusura degli eventuali diastemi o cone lieve affollamento dei
settori incisivi. Una serie di fattori parafisiologici o
patologici possono aumentare o contrastare questa tendenza; ricordiamo tra
questi la perdita di elementi dentari, la riduzione del supporto
parodontale e le abitudini viziate o
parafunzionali. |
Nella maggioranza dei soggetti tuttavia, una leggera
migrazione mesiale della dentatura và considerata fisiologica quando si realizza
apprezzabilmente nell'arco di alcuni decenni. Una serie di movimenti naturali della
dentatura accompagnano questa migrazione (rotazioni, estrusioni, inclinazioni)
ma la loro entità non è tale da renderli evidenti se non in seguito ad eventi
pertubativi della occlusione (avulsione di un elemento prossimale, distale o
antagonista, perdita di sostanza dentale o lesioni iatrogene).
Il concetto di stabilità dell'occlusione ha perciò una
validità non assoluta, ma che si può assumere come reale se rimaneggiamenti
minimali avvengono in un lasso di tempo molto lungo, tale cioè da consentire
alle componenti occlusali del sistema masticatorio (parodonto, articolazioni e
muscoli masticatori) di adeguarvisi progressivamente. Per occlusione si intende il
rapporto statico tra i denti di arcate antagoniste. Il termine di disclusione si
riferisce invece all'aspetto dinamico di tale rapporto. Sebbene molteplici indirizzi di Scuola abbiano teorizzato la
necessità di un modello "ideale" di occlusione per la ricostruzione protesica
(occlusione organica, occlusione bilanciata, occlusione funzionalmente generata,
ecc.), nessuna evidenzia scientifica è stata tuttavia prodotta a sostegno di una
superiorità di tali modelli al fine di preservare la salute del sistema
occluso-masticatorio. L'occlusione in dentatura naturale non corrisponde ad alcuno
dei modelli suddetti e si distribuisce in modo non omogeneo anche se
tendenzialmente simmetrico sui diversi elementi dentari dei due antineri.
Contatti più o meno marcati (sopracontatti e infracontatti) si realizzano tra i
diversi elementi delle arcate in numero generalmente non superiore ad 80.
 |
Analisi densitometrica della scala dei grigi
rilevata mediante acquisizione fotografica della superficie
occlusale di un molare sottoposto a usura occlusale per sette
giorni.(Ciancaglini e coll.
1997) | |
 |
| Analisi profilometrica digitale della superficie occlusale
(Brossa e coll.
1997) | |
L'abrasione degli
elementi dentari che aumenta con l'età tende ad aumentare il numero e la
superficie dei denti in contatto antagonistico modificando sensibilmente anche
il modello di disclusione (guide di gruppo subentrano alle guide canine nei
movimenti di lateralità). Questo modello normale di occlusione può essere facilmente
studiato nella popolazione generale con dentatura indenne con criterio
epidemiologico statistico. Modelli occlusali sensibilmente difformi
rispetto ai modelli normali precedentemente descritti si riscontrano
abitualmente in soggetti del tutto privi di patologia
occluso-masticatoria. Tali sistemi rispondono in modo soddisfacente a richieste
funzionali normali mentre possono entrare in scompenso per richieste abnormi
(bruxismo) o in seguito a eventi perturbanti (modificazioni del modello
occlusale, trauma). Tale criterio di giudizio del modello
occlusale che si pone in relazione a esigenze funzionali del sistema anziché ad
un preordinato modello geometrico (occlusione ideale) o probabilistico
(occlusione normale) definisce la occlusione fisiologica e cioè
adattata. Tale adattamento và inteso sia in senso funzionale che
strutturale, essendo forma e funzione strettamente interconnesse nel sistema
occluso masticatorio fin dal periodo morfogenetico. Se per "occlusione fisiologica"
si intende qualunque modello di occlusione che si dimostri funzionalmente e
strutturalmente adottato (esente da patologie) ne discende quella in cui sono
riscontrabili segni di disadattamento morfofunzionale (segni di
trauma). Quando il soggetto è in posizione eretta o seduta le
arcate dentarie non entrano in un rapporto di intercuspidazione (occlusione
centrica) ma si attestano in un rapporto posturale mandibolare che le separa per
circa 1, 5-2 mm (spazio libero interocclusale o "free way
space"). Tale postura è assicurata alla mandibola
dalla pressione negativa che si realizza per l'effetto ventosa della lingua sul
palato (Spazio di Donder) e dalla azione antigravitaria dei muscoli elevatori
tonici (temporali anteriori). Questo rapporto intermascellare si definisce
"relazione craniomandibolare posturale"(biblio 16).
|
 |
Valutazione del
riflesso inibitorio (silent period da tooth tapping). Analisi
elettromiografica all'oscilloscopio
digitale |
Il contatto occlusale che si stabilisce in risposta alla
richiesta di portare repentinamente i denti in antagonismo (atto balistico),
realizza una occlusione posturale che è in evidente rapporto con la situazione
spaziale della mandibola. Essa è influenzata sia dai fattori intrinseci precedentemente
illustrati, che della forza di gravità e dipende perciò dalla inclinazione della
testa del soggetto (prevalenza posteriore per capo in flessione dorsale e
prevalenza anteriore per capo in flessione ventrale).
Il concetto di centrica ricorrente in ortopedia
mandibolare e odontostomatologia va a nostro avviso identificato con l'attributo
di riproducibilità. Perciò è razionale la definizione di
centrica per l'occlusione in massima intercuspidazione (occlusione centrica,
occlusione abituale), mentre resta incerto il significato che molti
attribuiscono alla relazione centrica intermascellare. Le relazioni craniomandibolari
(intermascellari) che possono essere assunte in modo riproducibile (relazioni
"centriche") sono a nostro avviso le seguenti: ·
attive: 1. relazione craniomandibolare posturale
(centrica posturale), ripetibile quando il sistema occluso masticatorio è
soggetto ad un controllo neuromotorio fisiologico e il dispositivo
propriocettivo articolare e artromuscolare è indenne 2.
relazione craniomandibolare artrocinematica (centrica
artro-cinematica),punto di partenza e di ritorno dei movimenti eccentrici (in
assenza di discinesie) registrata con dispositivi intra o extra orali
senza manipolazione ·
passive: 1. relazione craniomandibolare
restrusiva (manualmente indotta) 2. relazione
craniomandibolare artrocinematica (centrica artro-cinematica),punto di
partenza e di ritorno dei movimenti eccentrici ( in assenza di discinesie)
registrata con dispositivi intra o extra orali con
manipolazione
| 1.Placca di registrazione
superiore. |
2.Placca di registrazione inferiore colorata con
spray. |
3.Registrazione di un tracciato intraorale e
individuazione della centrica funzionale (central bearing
point). |
|

|
| 4.Registrazione di un tracciato intraorale e
individuazione di una doppia centrica. |
5.Registrazione intraorale con rialzo della
dimensione verticalep. |
6.Registrazione di un tracciato intraorale: esempio
di incoordinazione
neuromuscolare. |
 |
| Manipolazione per posizionare la mandibola in relazione
centrica e discrepanza occlusale indotta da tale manovra tra
occlusione in centrica e massima
intercuspidazione. | |
|
|
|
 |
 |
 |
 |
Sopra:
si notano le interferenze occlusali evidenziate da colore rosso
(prematurità) e blu (contatti
centrici). | |
La nozione di
centrica, avulsa da una definizione contestuale quale una di quelle sovraesposte
non trova giustificazione razionale e appartiene ad una concezione
meccanicistica dell'occlusione ampiamente superata dalle cognizioni attuali di
fisiologia e biologia del sistema masticatorio (biblio 17,18,19,20).
Occlusione normale E' necessario differenziare concettualmente l'occlusione
normale da quella patologica. L'occlusione normale, cioè quella statisticamente
prevalente, è caratterizzata dalla presenza di un numero medio di punti di
contatto che si differenzia nettamente per difetto rispetto ai 144 suggeriti
dalla teoria dell'occlusione organica (biblio 21,22). E' chiaro che le teorie dell'occlusione organica e
bilanciata rispondono a delle esigenze di tipo operativo-clinico, ma non sono
traducibili in norma e, soprattutto, non consentono di discriminare condizioni
fisiologiche da quelle patologiche. Se si considerassero
insufficienti i circa 70 o 80 punti di contatto, che sono stati rilevati come
numero massimo (Ehrligh J.e Taicher S.)(biblio 23) e che
rappresentano comunque solo la metà rispetto ai 144 suggeriti da Stuart, ci si
rende conto che la quasi totalità della popolazione dovrebbe essere sottoposta a
riabilitazione occlusale (biblio 21,22). Nella dentatura naturale occorrono criteri clinici per
sapere che tipo di protocollo riabilitativo impostare per recupero del minimo
numero sufficiente piuttosto che del massimo possibile di contatti
occlusali.
In una
indagine epidemiologica su 28 allievi del corso di laurea di Odontoiatria
condotta dalla nostra Scuola, si è valutato quanti punti di contatto avessero
soggetti con dentatura naturale, senza riabilitazioni protesiche o altre
patologie dentali e si è rilevato che i contatti possiedono innanzitutto diversa
intensità. Il legamento parodontale, struttura di supporto, crea una
mobilità intrinseca del dente in virtù della quale serrando i denti si può
passare, in massima intercuspidazione, dal contatto semplice al sopracontatto
(biblio 24).
|

|
|
Cera occlusale con evidenza di normocontatti
sovracontatti e infracontatti (per perforazione puntiforme, estesa e
trasparenza senza
perforazione) |
Per valutare la
distribuzione dell'intensità dei contatti occlusali, in questo studio, venne
chiesto ai soggetti di mordere il più stretto possibile delle striscette di cera
spesse 0,5 mm. In
rapporto alla traccia lasciata nella cera sono stati classificati i contatti
come normali, sovra od infracontatti, rispettivamente quando si notò una
traslucenza, quando è avvenuta la completa perforazione , o quando la cera si è
leggermente assottigliata, ma non perforata. Nella popolazione esaminata la
media del numero totale dei contatti è risultata 38.0 (con una deviazione
standard di 10). Inoltre, la distribuzione dei contatti su ogni dente ha
messo in evidenza che nell'occlusione normale naturale non tutti i denti hanno
lo stesso valore in termini di stabilizzazione. Alcuni denti hanno un'area di
distribuzione dei contatti decisamente più ampia quindi hanno una dignità, dal
punto di vista della funzione occlusale, superiore ad altri. Si è notato che la più elevata
prevalenza dei contatti occlusali si verifica sui primi molari (27.2%) e
diminuisce in modo uniforme muovendosi medialmente (6,7% su incisivi centrali).
| Spostandosi distalmente al primo molare, si può notare una
ulteriore diminuzione della prevalenza dei contatti (24,5% sui secondi
molari). |
Pertanto i primi molari sembrano rappresentare un elemento
funzionale che supera le altre unità dentali per importanza e la perdita
di questi elementi nell'ambito della statica e dinamica occlusale
sembrerebbe avere un significato invalidante estremamente superiore
rispetto alla perdita di altri elementi (secondi molari
compresi). Di ciò va tenuto conto nelle scelte
operative e strategiche per il ripristino strutturale e funzionale dei
primi molari perché potrebbe comportare conseguenze anche dal punto di
vista medico legale. Osservando la curva distributiva
dei contatti suddivise per differente intensità, si può notare che le
stesse modalità interessano i normo, sovra ed
infracontatti. Quanto detto conferma che le arcate occludono
secondo precise regole statiche nella dentatura normale. |
 |
| Distribuzione dei contatti normali in un campione non
selezionato di popolazione (dal molare
all’incisivo) | |
| Tale modello, evidentemente, si discosta significativamente
sia qualitativamente che quantitativamente da quello teorizzato dalla
gnatologia tradizionale. |
Occlusione
fisiologica Se il modello organico di occlusione appare inadeguato, in
quanto estraneo alla norma (occlusione naturale), ancora più limitata appare la
sua utilità alla luce delle evidenze scientifiche che si vanno accumulando
sull'individualità dell'occlusione. Infatti sono acquisizioni scientifiche non oggetto di
controversie:
· la dinamicità
dell'occlusione in rapporto alla morfoplasticità continua dei mascellari
(rimodellamento)
· l'esistenza di uno schema
motorio funzionale centralmente generato (a livello corticale) per le
attività occluso-masticatorie, solo modulato dalle afferenze
periferiche
· la specificità delle
attività parafunzionali, sia per tipologia che per frequenza e intensità
(biblio 2)
Qualunque sia il criterio utilizzato per l'analisi
dell'occlusione o lo schema adottato per il suo ripristino, l'obiettivo ultimo
coincide con un'occlusione fisiologica, cioè priva di stress e di fattori di
trauma per le componenti del sistema masticatorio. Il riscontro di
segni di trauma da occlusione rappresenta perciò il solo criterio per giudicare
fisiologica o patologica un'occlusione. In assenza di tali
segni non siamo perciò autorizzati a definire patologica una occlusione anche se
essa è difforme da un modello "ortognatico" e se incorpora fattori
potenzialmente ma non effettivamente traumatogenici (interferenze bilancianti,
"cross bite", "open" o "deep bite" ecc.). Va comunque osservato che
tali fattori sono stati segnalati come correlati a un rischio aumentato in
indagini trasversali che ne hanno evidenziato l'associazione con una maggiore
prevalenza di segni e sintomi disfunzionali (Pullinger e Seligman, 1993)
. I segni di trauma possono essere presenti a livello
dento-parodontale o artromuscolare, con diverse modalità espressive
(biblio 25):
· dento-parodontale:
clinici
a) mobilità
b) migrazione
c) faccette di usura
radiologici/anatomopatologici
a) allargamento dello spazio parodontale
b) difetti ossei/lesioni combinate (infiammazione più trauma)
c) degenerazione ialina · artromuscolare:
clinici
a) disordini temporo-mandibolari
b) algie oro-facciali
c) impronte linguali/geniene radiologici/anatomopatologici
a) rimodellamenti
b) degenerazione (artrosi)
c) fibromiosite dei muscoli masticatori
|
trauma da
occlusione a livello dentale ( usura dentale) e erosioni /recessioni
cervicali ( Foto al SEM per gentile concessione Prof. A.
Carrassi) |
|

|

|
|

| |
|
trauma da
occlusione a livello parodontale ( radiografia mostrante lesione
ossea angolare del premolare sottoposto a trauma) e degenerazione
ialina delle fibre transettali ( per gentile concessione Prof G.
Vogel) |
|

|
|

| |
|
trauma da
occlusione a livello artromuscolare ( artrosi dell’articolazione
temporo mandibolare e fibromiosite da bruxismo)
|
|
|

| |
Siete qui: Home-Malocclusioni-Oc.. normale/fisiol.
Argomento precedente: Occlusione naturale Argomento successivo: Malocclusioni
|