| Elementi di semeiotica neurologica
cranio-facciale
Premessa. L’esecuzione di un
esame neurologico sistematico per i nervi cranici costituisce una procedura di
estremo valore semeiologico (diagnostico ) che, se attuata correttamente
può evidenziare numerose condizioni patologiche latenti di rilevanza
odontostomatologica, neurologica e otorinolaringoiatria. Suggeriamo una
cartella di valutazione sistematica dei nervi cranici (componente sensitiva e
motoria) potenzialmente coinvolti in una problematica neuroalgologica. La
comprensione della semeiotica dei nervi cranici non può prescindere da una
sommaria conoscenza di alcune elementari nozioni di anatomia funzionale che qui
di seguito illustreremo sinteticamente (biblio 25).
I
nervi cranici
I nervi cranici sono 12
paia e presentano una grande eterogeneità sia per la loro morfologia che per la
loro funzione, eterogeneità dipendente dal fatto che nella testa si sono
sviluppate formazioni speciali, cioè gli organi di senso specifico.
1)meddean.luc.edu 2)tna-support.org
I paio: nervo olfattorio
| Neuroanatomia funzionale: nervo sensitivo il cui compito è
quello di portare al cervello gli stimoli olfattivi. |
| Semeiologia: al paziente, che viene invitato a mantenere gli
occhi chiusi, si chiede di identificare alcuni odori familiari come per
esempio tabacco, caffè o sapone. Si possono utilizzare anche sostanze
aromatiche non irritanti come l’olio di pino, di rosa o di cannella. Il
test deve essere eseguito una narice per volta in modo che possa essere
esaminato separatamente ogni nervo (Fig. a lato). |
 Esame
del nervo olfattorio |
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 Modulo per la documentazione
dell’esame del nervo olfattorio (da "Cartella Neuroalgologica Orofacciale"
in Riabilitazione Orale di R. Ciancaglini. Ed. Masson,
1999).
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II paio: nervo
ottico
| Neuroanatomia
funzionale: nervo esclusivamente sensitivo che provvede alla
conduzione degli stimoli visivi. Non può essere considerato come un nervo
periferico, ma come facente parte del sistema nervoso centrale, e ciò
tanto per la sua struttura quanto per la sua origine embrionale.
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Semeiologia: le due prove
cliniche non strumentali che si possono fare nell’esame di routine sono la
misurazione dell’acutezza visiva con carta di Snellen e la valutazione del
campo visivo. Il campo visivo di ciascun occhio si estende per circa 60°
dal lato nasale, per 100° dal lato temporale e per 130° verticalmente. Al
paziente, che viene fatto accomodare di fronte all’esaminatore, si chiede
di mantenere lo sguardo fisso in avanti e di coprire un occhio.
L’esaminatore, posto a circa 90 cm, tiene le braccia sollevate e muove
alternatamente gli indici (Fig. a lato). Al paziente viene richiesto di
dire quando con ogni singolo occhio riesce a vedere sia l’indice destro
che il sinistro dell’esaminatore. Il medico continua ad avvicinare gli
indici alla linea mediana finché il paziente non è in grado di vederli.
Poiché la sensibilità al rosso normalmente si riduce nelle zone in cui vi
è una diminuzione del campo visivo, si può completare la prova muovendo
lentamente un oggetto rosso attraverso il campo dal lato normale verso
quello di cui si sospetta un deficit. Il paziente dovrà segnalare quando
non vede più l’oggetto rosso oppure quando esso gli appare
sfumato.
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 Prova per la valutazione del
campo visivo |
 Modulo per la documentazione dell’esame del
nervo ottico (da "Cartella Neuroalgologica Orofacciale" in Riabilitazione
Orale di R. Ciancaglini. Ed. Masson, 1999). |
III paio: nervo
oculomotore - IV paio: nervo trocleare - VI paio: nervo abducente
III
paio: nervo oculomotore
Neuroanatomia funzionale:
è un nervo esclusivamente motore. E’ deputato all’innervazione della
muscolatura estrinseca dell’occhio per il movimento del bulbo oculare e
della palpebra superiore (elevatore della palpebra, retto superiore.
mediale, inferiore e obliquo inferiore) e della muscolatura liscia
intrinseca per i riflessi d’accomodamento e di messa a
fuoco.
IV paio: nervo
trocleare
Neuroanatomia funzionale: nervo motore
destinato all’innervazione del muscolo obliquo superiore. Il suo
eccitamento determina la rotazione del bulbo oculare all’esterno e in
basso.
VI paio: nervo
abducente
Neuroanatomia funzionale: è un nervo
puramente motore somatico che insieme al terzo e al quarto paio di nervi
encefalici fa parte del gruppo degli oculomotori. E’ deputato
all’innervazione del muscolo retto laterale dell’occhio; deve il suo nome
al fatto che permette il movimento all’infuori del bulbo oculare.
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Semeiologia di III
- IV - VI: la lesione
dei nervi oculomotori determina la paresi dei muscoli oculomotori, il che
produce il sintomo della diplopia. Le manovre semeiologiche devono
consentire al clinico di capire qual è il muscolo paretico in modo che si
possa individuare il relativo nervo.
Diagnosi del muscolo paretico: il muscolo retto
laterale, di competenza del sesto paio, ruota l’occhio orizzontalmente in
fuori; esso agisce in sinergia con il muscolo retto mediale dell’occhio
controlaterale nello sguardo orizzontale. L’azione pura del muscolo retto
mediale, di competenza del terzo paio, è quella di ruotare l’occhio
orizzontalmente in dentro. Similmente il muscolo retto superiore, del
terzo paio, che ruota in alto l’occhio abdotto, forma una coppia di
agonisti con l’obliquo inferiore, sempre del terzo, il cui compito è
quello di ruotare in alto l’occhio addotto. I due muscoli, insieme,
agiscono per consentire lo sguardo verso l’alto.
Infine, l’ultima coppia di muscoli agonisti la cui funzione è
quella di permettere lo sguardo verso il basso, è costituita dal muscolo
retto inferiore, del terzo paio, che ruota in basso l’occhio abdotto e dal
muscolo obliquo superiore, del quarto paio, che ruota in basso l’occhio
addotto. Per la paresi di un muscolo
extraoculare, si verificano i seguenti
fenomeni:
1) per la prevalenza del muscolo
antagonista, l’occhio malato devia in direzione opposta rispetto al campo
d’azione del muscolo paretico (paralisi del retto mediale: rotazione
dell’occhio verso l’esterno = strabismo divergente; paralisi del retto
laterale: rotazione dell’occhio verso l’interno = strabismo convergente).
Questo fenomeno è facilmente osservabile chiedendo al paziente di guardare
dritto davanti a sé; 2) diplopia; 3) l’occhio non
può compiere il movimento puro a cui il muscolo interessato dalla paresi
sarebbe deputato.
L’esame del gruppo degli oculomotori è volto a
mettere in evidenza l’eventuale paresi di un muscolo extraoculare. Si deve
cominciare con l’osservazione dei rapporti tra palpebra e cornea, sia da
un punto di vista statico che dinamico. Si rileva un’eventuale ptosi e si
verifica se le palpebre seguono i movimenti verticali e laterali dei globi
oculari. Per esaminare il parallelismo degli assi visivi nello sguardo
in avanti e nello sguardo coniugato orizzontale e verticale si chiede al
paziente di fissare un dito che l’operatore muove sul piano orizzontale e
verticale a distanza sufficiente per evitare la convergenza degli occhi
(Fig. a lato). L’esame della convergenza si esegue invitando il paziente a
fissare l’indice della sua mano che dovrà tenere ad una distanza di circa
60 cm dal naso. L’operatore procederà a spostare passivamente la mano del
paziente sulla linea mediana avvicinandola al naso. In condizioni di
normalità gli occhi convergeranno e le pupille si
restringeranno.
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 Esame del
parallelismo degli assi visivi e dei difetti di rotazione nello sguardo
verticale verso l’alto |
Modulo per la documentazione dell’esame
dei nervi oculomotore, trocleare e abducente (da "Cartella Neuroalgologica
Orofacciale" in Riabilitazione Orale di R. Ciancaglini. Ed. Masson,
1999). |
V paio: nervo
trigemino
Neuroanatomia funzionale: è costituito da una componente
sensitiva somatica molto abbondante e da una piccola porzione motoria
somatica. Nel trigemino manca completamente la componente viscerale sia
sensitiva che motrice.
Il trigemino è un nervo misto; la
componente sensitiva delle tre branche raccoglie
rispettivamente:
1) la branca oftalmica:
palpebra superiore, parte latero sopraccigliare, fronte, parte impari e
mediana del naso, cornea, globo oculare, cuoio
capelluto; 2) la branca mascellare:
labbro superiore, ala del naso, palpebra inferiore, guance, denti e
gengiva mascellare, mucosa palatina e
tonsille;
3) la branca mandibolare:
labbro inferiore, pavimento della bocca, lingua, denti e gengiva
mandibolare, regione temporale compresa la regione superficiale dell’ATM
ed escluso l’angolo della mandibola.
La componente motoria (annessa
alla branca mandibolare) innerva i muscoli masticatori: temporale e
massetere, pterigoidei interno ed esterno, miloioideo e digastrico.
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Analisi della
componente sensitiva: l’esame del trigemino sensitivo si esegue
toccando contemporanearnente ed in maniera simmetrica, con un apposito
ago, entrambi i lati della faccia del paziente che viene invitato a
segnalare eventuali differenze tra gli stimoli percepiti (Fig. a
lato). Il paziente dovrebbe preliminarmente osservare lo
strumento utilizzato per il test. Oltre a questo esame statico sarebbe
necessario effettuare un test dinamico; inoltre sarebbe opportuno
verificare la sensibilità agli stimoli termici (metallo freddo/ acqua
calda).
Il paziente può semplicemente manifestare un deficit
del grado di sensibilità (estesia) del volto (ipoestesia, anestesia),
oppure può presentare dei segni positivi come: -
dolore - parestesie: disturbo sensitivo
spontaneo non doloroso (specificare la qualità) -
disestesie: disturbo sensitivo provocato non doloroso (specificare la
qualità: per es. formicolio dopo strofinamento di
cotone) - allodinia: dolore provocato da stimolo
non doloroso (specificare la qualità del dolore ed il tipo di stimolo
utilizzato).
Anestesia: i difetti della
sensibilità schematicamente possono essere suddivisi in: anestesia
totale di tutta la componente sensitiva: si realizza qualora sia
interessato il ganglio o la radice del nervo; -
anestesia totale nel territorio di distribuzione di una o due delle
branche periferiche: indica in genere una lesione periferica rispetto al
ganglio; - anestesia tattile pura: indica
una lesione del nucleo principale del trigemino; -
anestesia termo-dolorifica: è segno di una lesione del nucleo
bulbo-spinale del trigemino.
Dolore: schematicamente
i dolori possono essere suddivisi in due grandi famiglie: i dolori
parossistici ed i dolori continui.
I primi sono dolori
"a fitte" di breve durata e di intensità elevata; solitamente si chiede al
paziente di cercare di paragonare il dolore che avverte ad una delle
seguenti sensazioni: - una scarica elettrica (dolore
folgorante); - un taglio profondo (dolore lacerante); -
una puntura in profondità (dolore tenebrante).
I dolori
parossistici esprimono di solito una disfunzione del primo neurone
sensitivo (nervo. ganglio, radice posteriore o cordone
posteriore).
I dolori continui sono generalmente meno
intensi di quelli parossistici e spesso sono avvertiti come sensazioni
dolorose di caldo o di freddo (causalgia). Spesso si tratta di dolori non
localizzati, che possono essere esacerbati da stimoli locali leggeri e,
nei casi più gravi, anche da stimoli sensoriali (luci e rumori intensi) o
da stimoli emotivi (iperpatia). Qualora il dolore, parossistico o
continuo, sia provocato da stimoli esterni, si parla di allodinia. Nella
nevralgia essenziale del trigemino, per esempio, uno stimolo non doloroso
di una specifica area cutanea denominata "trigger point” è in grado di
scatenare dei dolori parossistici. Naturalmente durante l’esame della
componente sensitiva l’operatore deve raccogliere quante più informazioni
possibile sulla qualità, l’intensità e la durata dei dolore avvertito dal
paziente. Nel caso in cui il dolore sia provocato, cioè si tratti di
una allodinia, è necessario specificare la natura dello stimolo che è in
grado di provocare o esacerbare il
dolore.
Parestesia: sono sensazioni abnormi, non
provocate da stimoli esterni. Possono assumere diverse qualità: -
sensazioni termiche; - formicolio; - punture
di spilli; - sensazione di "carne morta"; -
sensazione di "costrizione"; - sensazione di "ragnatela"
sulla pelle.
Se tali sensazioni sono scatenate da stimoli esterni
si parla di disestesie; in questo caso possono essere considerati
dei disturbi oggettivi della sensibilità. Qualora l’esaminatore rilevi un
disturbo non doloroso della sensibilità, deve specificare se si tratta di
una sensazione episodica o continua e deve definirne la qualità e
l’intensità. Nel caso in cui si tratti di un disturbo provocato deve
specificare la natura dello stimolo che determina la
disestesia. |
 Esame della
componente sensitiva del trigemino. |
Riflesso
corneale: un ulteriore test che può essere eseguito per rilevare
eventuali deficit della branca oftalmica del trigemino consiste nel
provocare il riflesso corneale. L’arco riflesso consta di una via
sensoriale e di una via motoria. La sensibilità è raccolta dalla prima
branca del trigemino, mentre la via motoria è rappresentata dal nervo
facciale che innerva il muscolo orbicolare dell’occhio. Il paziente può
non percepire lo stimolo corneale oppure può non riuscire ad ammiccare a
seconda che il danno sia rispettivamente a carico della componente
sensitiva o della componente motoria dell’arco riflesso; in entrambi i
casi il riflesso corneale è torpido o addirittura assente. Nelle lesioni
unilaterali del trigemino, lo stimolo corneale del lato omolaterale alla
lesione non causa nessuna risposta delle due palpebre. mentre lo stimolo
applicato alla cornea del lato sano provoca una risposta bilaterale. Nelle
lesioni unilaterali del facciale, invece, non si ha mai contrazione del
muscolo orbicolare dell’occhio omolaterale alla lesione, indipendentemente
dal fatto che lo stimolo corneale sia applicato al lato sano o a quello
malato. La stimolazione del lato sano evoca solo una risposta omolaterale.
La sensibilità corneale è presente in entrambi gli occhi. In seguito
all’anestesia della cornea si possono avere: ulcerazione, cheratite,
cecità. Il riflesso corneale si provoca toccando con un batuffolo di
cotone la cornea del paziente che viene invitato a guardare da un lato
(Fig. a lato). Le risposte dei due occhi devono essere confrontate sia
dall’operatore che dal paziente stesso.
Analisi della componente
motoria: la lesione unilaterale della componente motoria del trigemino
determina l’ipotrofia dei muscoli masticatori omolaterali, che può essere
rilevata con facilità chiedendo al paziente di serrare le arcate, mentre
l’operatore palpa contemporaneamente i masseteri. Durante i movimenti
di apertura della bocca, si può osservare una deviazione della mandibola
verso il lato leso per il prevalere dell’azione dei muscoli pterigoidei
controlaterali. Il paziente non riesce ad eseguire correttamente i
movimenti di lateralità della mandibola tenendo la bocca
aperta. |
 Valutazione del
riflesso corneale |
| Riflesso
mandibolare o riflesso di "tensione" dei muscoli masticatori: il
riflesso mandibolare consta di una via afferente e di una efferente,
entrambe poste nella branca mandibolare e facenti capo al nucleo motore
del trigemino situato nel ponte. Un riflesso masseterino vivace è segno di
una disfunzione piramidale bilaterale al di sopra del nucleo pontino,
mentre un riflesso di chiusura torpido si ha in caso di deficit. Per
l’esecuzione di tale prova, si chiede al paziente di mantenere la "rest
position" (bocca chiusa con denti non in contatto). L’operatore, che si
pone alle spalle del paziente, dopo aver appoggiato un dito sul mento,
percuote velocemente le proprie dita con il martelletto (Fig. a lato); in
condizioni fisiologiche si evocherà una debole contrazione dei muscoli
massetere, temporale ed elevatori della mandibola. |
Valutazione del riflesso
mandibolare
|
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Modulo per la documentazione dell’esame
del nervo trigemino (da "Cartella Neuroalgologica Orofacciale" in
Riabilitazione Orale di R. Ciancaglini. Ed. Masson,
1999). |
VII paio: nervo
facciale
Neuroanatontia funzionale: il nervo facciale è puramente
motorio per i muscoli della faccia. In stretto rapporto con il nervo
facciale, decorre il nervo intermediario di Wrisberg, che raccoglie la
sensibilità gustativa dei 2/3 anteriori della lingua e porta la componente
motoria viscerale per le ghiandole lacrimale, sottolinguale e
sottomandibolare. Le fibre afferenti che raccolgono la sensibilità
gustativa dei 2/3 anteriori della lingua per convogliarla al nervo
intermediario, appartengono nel tratto più periferico al nervo linguale
(ramo del trigemino), poi alla corda del timpano (anastomosi tra il
linguale ed il facciale). Il nervo intermediario si accolla al nervo
facciale nel canale di Falloppio. |
Analisi della
componente motoria: la valutazione della componente motoria del
settimo paio prevede che già dall’anamnesi si osservi attentamente la
mimica, per ricercare eventuali alterazioni nella simmetria dei movimenti
o della loro intensità, tic, tremori, smorfie. In seguito si chiede al
paziente di eseguire i seguenti movimenti:
- protrudere
entrambe le labbra come a ’Tare il broncio", per valutare l’efficienza
del muscolo orbicolare della bocca (Fig. a lato); - guardare in alto. Questo
movimento determina il corrugamento della fronte; tentando di spianare
tali rughe con le dita, si può apprezzare l’efficienza dei muscoli
frontali (Fig. a lato); - spingere verso il basso gli
angoli della bocca, per apprezzare la validità del muscolo platisma
(Fig. a lato); - chiudere con forza gli occhi. L’operatore cercherà
di aprire le palpebre apprezzando la capacità dei muscoli orbicolari delle
palpebre di opporsi a tale movimento (Fig. a lato); - sorridere mostrando i denti in
modo da permettere la valutazione dell’efficienza dei muscoli elevatori
del labbro superiore (Fig. a lato); - trattenere l’aria in bocca gonfiando
le guance. L’operatore comprimerà le guance per forzare l’espulsione
dell’aria (Fig. a lato).
E’utile ricordare due quadri clinici
caratteristici che possono agevolare il riconoscimento di un
coinvolgimento del settimo paio.
Paralisi facciale
periferica: la paralisi facciale periferica è piuttosto grave in
quanto coinvolge sia i muscoli facciali inferiori che i superiori; si
realizza per interessamento del nucleo del facciale posto a livello del
ponte. Osservando il viso a riposo si nota una asimmetria degli emivolti:
dal lato leso si ha, in seguito alla paralisi del muscolo frontale, un
abbassamento del sopracciglio ed uno spianamento delle rughe frontali
omolateralmente alla lesione, mentre, per paralisi dell’orbicolare della
palpebra, si ha lagoftalmo. A causa del lagoftalmo si può instaurare una
cheratite, con pericolo di ulcerazione corneale. L’interessamento
rispettivamente dell’orbicolare della bocca e dell’elevatore del labbro
superiore determina lo spianamento del solco naso-genieno e l’abbassamento
dell’angolo della bocca con conseguenti difficoltà nella pronuncia delle
consonanti labiali. La bocca appare storta per il prevalere del muscolo
platisma controlaterale alla parte offesa. Chiedendo al paziente di
eseguire dei movimenti, appare evidente l’incapacità di corrugare la
fronte e di chiudere l’occhio. Poiché le palpebre restano aperte è
possibile osservare il fenomeno di Bell, cioè la rotazione verso l’alto
dell’occhio del lato paretico. Il paziente non è in grado di mostrare i
denti in modo simmetrico. Può essere compromessa la secrezione
lacrimale e salivare e la sensibilità gustativa dell’emilingua nel caso in
cui il nervo sia leso prima del distacco del grande petroso superficiale e
della corda del timpano.
Paralisi centrale facciale: è meno
grave rispetto a quella appena descritta perché coinvolge solo i muscoli
della metà inferiore della faccia; il malato chiude normalmente l’occhio e
non presenta il fenomeno di Bell; l’angolo della bocca è abbassato e non
può essere tirato nel tentativo di mostrare i denti. La paralisi
centrale facciale è causata da una lesione della corteccia motoria
controlaterale o del fascio piramidale che da essa parte per arrivare al
nucleo del facciale. La paralisi non coinvolge tutti i muscoli facciali in
quanto il nucleo del facciale è diviso in due parti: la parte superiore
deputata ai muscoli della metà superiore della faccia riceve un
contingente di fibre piramidali dall’emisfero omo e controlaterale, mentre
la metà inferiore per i muscoli facciali inferiori riceve fibre
provenienti solo dall’emisfero opposto. |
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| Orbicolare delle labbra |
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| Muscoli
frontali |
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| Muscolo
platisma |
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| M.
orbicolari delle palpebre |
 |
M.
elevatori del labbro super. (sorridere) |
|
M.
elevatori del labbro sup. (gonfiare le
guance) | |
Analisi della
componente sensitiva: la sensibilità gustativa viene raccolta per i
due terzi anteriori della lingua dal nervo facciale e in minima parte dal
nervo linguale, ramo della branca mandibolare del trigemino, mentre per il
terzo posteriore dal nervo glossofaringeo. La componente che ha maggiore
importanza clinica è quella che fa capo al nervo facciale. Poiché il
gusto e l’olfatto sono strettamente associati, spesso una perdita
dell’olfatto compromette seriamente anche il gusto.
Per
l’esame del gusto, secondo De Jong, si utilizzano: - dolce
(soluzioni al 4% di glucosio); - acido (soluzioni all’1% di acido
citrico); - salato (soluzioni di cloruro di sodio
2,5%); - amaro (cloruro di chinino 0,75% o
anestetico).
L’amaro va usato sempre per ultimo. L’esame viene
condotto inumidendo un batuffolo di cotone e toccando da un lato la lingua
protrusa (Fig. a lato). Il paziente dovrebbe essere in grado di
identificare il sapore prima di riportare la lingua all’interno del cavo
orale. Si esamina un lato della lingua per volta.
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 Esame della sensibilità
gustativa |
Modulo per la documentazione dell’esame
del nervo facciale (da "Cartella Neuroalgologica Orofacciale" in
Riabilitazione Orale di R. Ciancaglini. Ed. Masson,
1999). |
VIII paio: nervo
vestibolo-cocleare
Neuroanatomìa funzionale: da un punto di vista funzionale il
nervo acustico è composto da due parti nettamente distinte: il nervo
cocleare ed il nervo vestibolare. Il primo ha il compito di trasmettere
all’encefalo le sensazioni uditive, mentre il secondo, proveniente dal
vestibolo del labirinto dell’orecchio interno, serve alla trasmissione di
informazioni circa la posizione del corpo nello spazio ed il movimento,
per il mantenimento della forza e del tono
muscolare.
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Semeiologia
cocleare: è necessario indagare
la presenza di acufeni o di difetti uditivi, sia con l’anamnesi che con i
test semeiologici. L’esame della componente acustica viene effettuato
di routine, contrariamente a quanto succede per quella vestibolare.
L’esaminatore parlerà a bassa voce alle spalle del paziente, chiederà se
riesce ad udire il tic?tac dell’orologio o lo schiocco dei polpastrelli
(Fig. a lato). Si può fare la prova di Rìnne (Fig. a lato) che consiste
nell’appoggiare sulla mastoide del paziente un diapason vibrante; nel
momento in cui l’operatore non è più in grado di percepire il suono,
avvicinerà il diapason all’orecchio del paziente che dovrebbe, in
condizioni fisiologiche, avvertire ancora qualche vibrazione, mentre ciò
non avviene nel caso di sordità originata dall’orecchio medio o nel caso
di sordità da lesione nervosa dì grado avanzato. |
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| Esame capacità
uditiva |
Prova di
Rinne | |
| Semeiologia
vestibolare: le lesioni del sistema
vestibolare possono determinare delle illusioni di movimento, cioè le
vertigini. |
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Modulo per la documentazione dell’esame del
nervo cocleare (da "Cartella Neuroalgologica Orofacciale" in
Riabilitazione Orale di R. Ciancaglini. Ed. Masson,
1999). |
IX e X paio: nervi glossofaringeo e
vago
Neuroanatomia funzionale: il nono ed il decimo nervo vengono
discussi insieme perché hanno stretti rapporti anatomici e funzionali e le
loro lesioni si manifestano con quadri clinici simili. Il
glossofaringeo ed il vago sono nervi misti in quanto hanno funzione
motoria somatica e viscerale e funzione sensitiva somatica e
viscerale. Entrambi i nervi provvedono alla componente motrice somatica
per i muscoli del faringe e del velo pendulo; mentre il nervo vago, da
solo, porta fibre motorie per la muscolatura striata del laringe. La
componente sensitiva somatica raccoglie la sensibilità del terzo
posteriore della lingua, del palato, delle tonsille e del faringe. Come
già specificato il nervo glossofaringeo raccoglie anche la componente
sensitiva viscerale specifica, cioè la sensibilità gustativa del terzo
posteriore della lingua. Infine, la componente motoria viscerale del
nono riguarda il controllo della secrezione della parotide; mentre quella
del vago, molto complessa, concerne il cuore, i bronchi, il tubo
gastroenterico e le vie biliari. |
Semeiologia:
le manovre semeiologiche sono volte all’individuazione di una serie di
sintomi e segni. La paralisi del velo pendulo è individuabile chiedendo
al paziente se ha difficoltà nella deglutizione; peraltro si hanno
difficoltà alla deglutizione anche nel caso di paralisi del
faringe. L’operatore deve prestare attenzione al timbro della voce del
paziente; nel caso in cui sia nasale, si può sospettare la paralisi del
velo, mentre nel caso sia rauca e di tono basso la paralisi sarà del
laringe. L’esame procede chiedendo al paziente di pronunciare la lettera
A; l’ugola tende a deviare verso il lato sano nel caso di lesione
unilaterale, il velo pendulo dal lato leso resta abbassato e la parete
posteriore del faringe fa un movimento "a tendina". In caso di lesione del
nono e del decimo si ha perdita della sensibilità del palato molle, delle
logge tonsillari e del faringe, quindi, andando a toccare con un batuffolo
di cotone una di queste zone (Fig. a lato), omolateralmente alla lesione,
non si evocherà alcun riflesso, mentre stimolando la parte controlaterale
si avrà la contrazione della muscolatura solo del lato
sano.
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 Valutazione del riflesso
faringeo |
Modulo per la documentazione dell’esame
del nervo glossofaringeo e vago (da "Cartella Neuroalgologica Orofacciale"
in Riabilitazione Orale di R. Ciancaglini. Ed. Masson,
1999). |
XI paio: nervo
accessorio spinale
XII paio: nervo
ipoglosso
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