| L’esame clinico del paziente con dolore
cranio facciale
La diagnosi differenziale delle
diverse condizioni cliniche capaci di indurre dolore nel distretto orofacciale
occupa una parte considerevole della pratica odontostomatologica. Tuttavia molto
spesso l’odontoiatra attribuisce a un certo quadro clinico un dolore che
riconosce una diversa origine, pur nell’ambito della patologia di sua
competenza.
Spesso ciò
infirma in misura irrilevante la correttezza dell’indirizzo terapeutico
soprattutto a causa della relativa ampiezza dei quadri patologici odontoiatrici
che traggono beneficio da una medesima terapia. Il problema della
diagnosi si pone talvolta però in modo angoscioso, inducendo l’odontoiatra a
interpretare il dolore con approssimazione pur di rassicurare il paziente.
All’origine della incertezza e dell’errore sta molte volte un non corretto
approccio al paziente affetto dal dolore orofacciale.
La disponibilità di esami strumentali sofisticati
contribuisce talvolta a disorientare il clinico anziché ad aiutarlo, soprattutto
quando egli si affida per formulare la diagnosi più all’alto contenuto
tecnologico dell’esame che ad un orientamento diagnostico preliminare desunto da
un accurato esame clinico del paziente. In questa parte del lavoro verrà perciò
proposta una modalità sistematica di approccio clinico al paziente con dolore
orofacciale, premessa a nostro avviso indispensabile, per la richiesta di esami
strumentali.
I principali
aspetti diagnostico-differenziali verranno presentati sinteticamente e
selettivamente in rapporto alle problematiche di pertinenza
odontoiatrica.
Anamnesi
La familiarità della patologia dolorosa (crisi emicraniche,
diatesi allergica, ecc.) come pure alcuni aspetti delle abitudini di vita
(stress, sport, esposizione a freddo, ecc.), alimentari (abuso di alcool) e
l’assunzione abituale di farmaci (nitroderivati, ipotensivi, betabloccanti,
oppiacei) devono essere sommariamente indagate nel paziente con dolore
orofacciale (Seltzer, Stock, Marcus, Jackson, 1982) (Polleri, Nappi, Masturzo,
Martignoni, Murialdo, Bono, Teste, Savoldi, 1982) (biblio 30, 31).
L’indagine sulla patologia remota e recente deve
considerare l’esistenza di una ipertensione, una insufficienza epatica,
coronarica o una malattia dismetabolica (diabete) che direttamente, per insulto
meccanico-vascolare o indirettamente, modificando la reattività al dolore
(metabolismo dei mediatori chimici del dolore, endorfine) possono avere
scatenato o esacerbato la sintomatologia.
Dove tuttavia la raccolta
anamnestica deve essere il più possibile accurata e sistematica è nell’analisi
del sintomo riferito dal paziente. Viene qui di seguito illustrato un
modello di raccolta anamnestica del dolore per caratteri, andamento nel tempo e
topografia (da R.Ciancaglini, "Riabilitazione orale" Masson
1999).
Sia la qualità sia la quantità del dolore devono essere
registrate possibilmente mediante un questionario clinico e una scala graduata
di riferimento (analogico visiva). Le modalità di insorgenza e di
durata delle crisi dolorose, nonché la natura degli stimoli provocativi devono
essere pure registrate. Inoltre va annotato il tipo di farmaco o la
condizione che il paziente assume o pone in atto abitualmente per ridurre o
controllare l’intensità della crisi dolorosa.
Una particolare attenzione va rivolta alla valutazione
dell’andamento del dolore nel tempo («time course»). A questo proposito
è opportuno registrare, in modo differenziale, l’andamento del dolore nel corso
della giornata (24 ore), nel corso della settimana (dolore fine settimanale da
caduta del tono ortosimpatico o da stress) e nel corso del mese (cefalea
mestruale ecc.) (Nattero, 1982) (biblio 32).
Utile allo scopo di acquisire
una indicazione il più possibile oggettiva sull’andamento del dolore nel tempo è
l’istruzione del paziente alla compilazione quotidiana di una cartella di
autoesame del dolore. Quest’ultima deve portare l’indicazione in 10/10
dell’intensità (correlata alla scala analogico visiva) e del giorno di inizio e
di fine osservazione.
In base alla tendenza attuale a classificare
la patologia dolorosa emicranica in rapporto alla frequenza delle crisi
(infradiana-circadiana) lo studio della periodicità del dolore può indirizzare
agevolmente verso l’individuazione di fattori eziopatogenetici e quadri clinici
specifici. Di un certo interesse per la diagnosi differenziale fra
dolori in origine da patologia orale e cefalee è la segnalazione di
manifestazioni vegetative o riflesse associate all’insorgenza della crisi
(nausea, vomito, lacrimazione, sudarazione o altro).
Con
particolare attenzione vanno infine indagate nell’anamnesi le abitudini orali
(funzionali e parafunzionali) del paziente (lato prevalente di masticazione e
bruxismo). Il rilievo di un bruxismo statico (serramento) o dinamico
(digrignamento) va registrato con riferimento all’intensità nel corso della
giornata e in rapporto ai periodi sonno-veglia. (Ciancaglini, 1985) (biblio 33).
| Esame fisico
L’esame fisico del paziente
con dolore orofacciale riveste una notevole importanza e presenta una
discreta difficoltà in rapporto alla ricchezza di strutture
viscero-somatiche che si concentrano nello splancnocranio (Bosma, 1976)
(biblio
34). Le tappe fondamentali della semeiotica fisica
tradizionale vengono qui di seguito descritte in rapporto all’obiettivo di
una diagnosi della patologia responsabile del dolore e in aggiunta sono
fornite alcune indicazioni per un esame accurato dell’apparato muscolo
scheletrico cranio mandibolare.
Una sommaria valutazione
statica e dinamica della colonna cervicale va infine considerata in
relazione alle possibili sovrapposizioni e proiezioni nell’area
trigeminale di dolori provenienti da lesioni artromuscolari o irritative
radicolari che interessano i primi neuromeri cervicali . |
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In figura: irradiazioni
del dolore neuritico in origine da compressione radicolare per artrosi
cervicale Da: (Dubuisson, 1985) (biblio
7) |
Ispezione
L’analisi della morfologia
cranio facciale di fronte e di profilo deve prendere in esame i rapporti
reciproci tra le due emifacce (simmetria) e le sezioni mandibolare, mascellare e
frontale in rapporto a parametri cefalometrici e di sviluppo considerati normali
(Gianni, 1980; Gugino, 1971; Enlow, 1982) (biblio 35, 36, 37). Va
inoltre registrata u-na eventuale anomalia posturale cranio mandibolare o del
capo rispetto alla colonna cervicale (Lieb, 1985) (biblio 38).
E'
consigliabile a questo nguardo esaminare il paziente seduto e in piedi per
registrare eventuali alterazioni posturali che coinvolgano la colonna nel suo
insieme. Eventuali tumefazioni o ipotrofismi responsabili di asimmetrie
e di protrusione o difetti in rapporto alla proiezione esaminata (fronte e
profilo) vanno indicate su un prospetto schematico della testa del paziente o
ancor meglio registrate mediante fotografia.
E' opportuno astenersi
in questa fase da interpretazioni patogenetiche o anatomocliniche in quanto
soltanto le fasi successive dell’esame fisico o eventuali esami strumentali
(bioimmagini del cranio) potranno chiarire la natura e la sede esatta
dell’anomalia (Del Maschio e Coli., 1984) (biblio 39).
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Caso di lieve asimmetria
facciale dovuta a parafunzione statica asimmetrica (bruxismo statico) Si
noti l'pertrofia delle masse muscolari del massetere ben visibili in
Risonanza Nucleare Magnetica (fig
dx). |
Ancora in questa fase devono invece essere osservati
attentamente il colorito della cute soprattutto nella zona dove il dolore viene
attribuito o riferito.
Ciò esprime non soltanto la
presenza di eventuali processi patologici sottostanti con tendenza alla
superficializzazione, ma può rivelare aspetti distrofici che la cute può
assumere cronicamente in rapporto a zone dolorose o dolorabili (trigger points
attivi e passivi) a sede muscolo tendinea.
Un test
provocativo per individuare ispettivamente queste zone grilletto può valersi
dello strofinamento di una punta metallica sulla cute. La cute che sovrasta un trigger point può evidenziarsi in modo
netto rispetto alla cute delle regioni circostanti in quanto l’eritema
ortoergico, che consegue in via riflessa alla stimolazione tattile non si
estende alla cute contigua alla lesione, la quale si delimita come un’area più
pallida per la vasocostrizione cui è cronicamente sottoposta (Vecchiet, Marini e
Feroldi, 1983) (biblio 40).
Esame
endorale L’esame sistematico
del cavo orale è di importanza fondamentale nella diagnostica del dolore
orofacciale in considerazione della ampia prevalenza dei dolori in origine da
carie e malattia parodontale e delle loro sequele. Lo stato dentale
deve essere valutato con una ispezione sistematica delle superfici dentali ed
eventualmente con l’esecuzione di radiografie endorali (periapicali e bite
wing). Lo stato parodontale va esaminato con il sondaggio sistematico
di almeno 4 versanti per ogni dente (distale, vestibolare, mesiale,
linguale).
La mobilità dentale (indici di Miller e Lester) e
l’eventuale esposizione delle bi e triforcazioni deve inoltre essere compresa
nell’esame routinario del cavo orale (lingua, labbra, guance). Utile a
questo riguardo è l’impiego della sistematica proposta dall’Organizzazione
Mondiale della Sanità (1980) (biblio 41).
Palpazione
La palpazione della testa si
propone di rilevare mediante l’esame tattile la consistenza, lo spessore e
l’eventuale dolorabilità di:
· muscoli e tendini dell’apparato masticatorio e
pericervicali · cute e mucosa orale · organi
viscerali sottocutanei (ghiandole salivari, ecc.); articolazioni
temporo-mandibolari · pareti delle strutture cavitarie paranasali
(seni frontali e mascellari) · bulbi
oculari
Indipendentemente dalla regione anatomica, che
viene esaminata, è importante procedere alla palpazione in due fasi delle quali
la prima consiste in un esame delicato della consistenza della struttura da
esaminare (compresa fra i polpastrelli di due dita o sospinta contro un piano
osseo) per rilevare eventuali tumefazioni nodulari (myogeloses), che
corrispondono in genere ad aree di lesione muscolare parcellare (Simons, 1976;
Awad, 1973;Lange, 1931) (biblio
6, 42, 43).
La valutazione della dolorabilità va invece
effettuata esercitando una pressione più energica e circoscritta con la punta
delle dita soprattutto nelle zone di ispessimento nodulare.
La palpazione di cute e mucose può essere limitata alla
valutazione della loro consistenza e trofismo mentre l’esame delle principali
ghiandole salivari (parotide, sottomascellare e sottolinguale) e dell’apparato
linfonodale deve comprendere la ricerca di una eventuale dolorabilità
circoscritta o diffusa. La ricerca della dolorabilità indotta dalla
palpazione va completata con l’esame dei pnncipah punti cranici. I punti
cranici mascellare e frontale vanno esaminati con una pressione energica e
puntiforme da produrre in direzione profonda.
La dolorabilità di tali punti può
esprimere una patologia delle strutture cavitarie sottostanti come pure un
interessamento secondario dei nervi frontale e mascellare per una patologia
compressiva o irritativa del tronco nervoso secondaria a una lesione organica
nel territorio di loro competenza (sommazione di afferenze subliminari).
Esame dell’apparato muscolo scheletrico cranio
mandibolare (test artromuscolari, statici e
dinamici)
La palpazione dei muscoli masticatori e del capo è
in grado di fornire sommarie indicazioni sulle condizioni di tono e trofismo e
sulla presenza eventuale di lesioni organico funzionali del dispositivo
muscolo-tendineo cranio-cervico-facciale. Tuttavia una
indagine più selettiva sullo stato dell’apparato muscolo scheletrico
potenzialmente capace di generare dolore nel distretto orofacciale deve
prevedere l’impiego di test più specifici (Friedmann e Weisberg, 1985) (biblio 44).
I test statici prevedono la valutazione della resilienza articolare
(compliance/comprimibilità e distensibilità joint play) e segnalano la riduzione
o l’aumento di uno degli spazi interarticolari (anteriore, superiore, posteriore
e medio laterale) (Gerber, 1970; Palla, 1983; Ciancaglini, 1985; Hansson, 1985)
(biblio 45,
46, 47, 48).
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Test passivo di ‘distrazione
manipolativa del condilo’ (joint play) per saggiare la distensibilità
capsulare (resilienza)
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I test dinamici prendono
invece in esame l’ampiezza del movimento e l’eventuale dolore indotto durante le
escursioni massimali. Tali escursioni vengono richieste dall’operatore al
paziente che viene invitato ad eseguire attivamente il movimento (test attivi) o
sono prodotte manualmente dall’operatore stesso che richiede al paziente di
mantenere rilasciata la muscolatura (test passivi). L’eventuale aggravamento o la remissione del dolore durante
l’esecuzione di questi test suggeriscono l’esistenza di una compressione
intra-capsulare. I primi (test attivi) segnalano l’ampiezza e la
qualità del movimento indotto dal concorso della componente biomeccanica
articolare e della contrazione isotonica dei muscoli protrattori e laterotrusori
della mandibola.
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| Test attivo di
apertura della bocca per valutare la simmetria, l’entità dell’apertura e
la assenza di rumori o dolori |
Test attivo di
lateralità sinistra ( da associare alla controlaterale e alla protrusione)
per saggiare l’entità del movimento (circa un terzo/ un quarto dell’
apertura) e la assenza di rumori o dolori
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L’irregolarità, la limitazione e la dolorabilità di tali
escursioni richiamano l’attenzione sulla possibilità di una lesione del
dispositivo artromuscolare nel suo insieme, ma non indicano quali delle
componenti è sede di patologia.
I
test passivi, che sopprimono il contributo fornito dal muscolo al movimento,
indicano selettivamente la presenza di un eventuale difetto del solo dispositivo
articolare.
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Test passivi rispettivamente
di apertura, lateralità e retrusione per valutare la resilienza la
distensibilità e la dolorabilità articolari (end
feel) |
Test isometrici
Più specifico dell’esame palpatorio al
fine di valutare il coinvolgimento della componente muscolare è il test di
contrazione isometrica. Con questo esame vengono indagati
simultaneamente gruppi muscolari funzionalmente omologhi.
L’esaminatore
oppone manualmente una resistenza ai movimenti mandibolari attivi, che vengono
richiesti uno per volta al paziente. La provocazione di
dolore durante la esecuzione di una o più delle prove isometriche suddette
depone per la presenza di una lesione a carico dei gruppi muscolari
corrispondenti.
I movimenti e i gruppi muscolari omologhi, che vengono
abitualmente sottoposti ad esame sono: l’abbassamento, l’elevazione, la
laterotrusione, la retrusione e la protruslone della mandibola.
Una valutazione sommaria della funzionalità del
dispositivo neuromuscolare trigeminale può essere completata con l’esame dei
principali riflessi trigeminali (riflesso masseterino, linguale,
deglutizione)
Test
dislocativi
La
dislocazione dei condili mandibolari e la conseguente compressione di strutture
intracapsulari algo-sensibili può essere implicata nella patogenesi di dolori in
sede articolare, temporale e masseterina e può per contiguità o in via riflessa
produrre quadri miofasciali di tipo cefalalgico. Una procedura
clinica molto semplice e dotata di una discreta affidabilità per valutare
l’assetto spaziale di un condilo mandibolare, che presenti incoordinazione
funzionale rispetto al disco è il ‘ test di dislocazione’(displacement test)
(Ciancaglini, 1985; Hansson, 1985) (biblio 33,
48).
La rilocazione e all’opposto una esagerazione della
dislocazione condilare rispetto al disco vengono prodotte dal paziente stesso o
manualmente dall’operatore che opera la proiezione del corpo mandibolare in
direzioni differenti, valutando rispettivamente la scomparsa o l’aggravamento
del quadro disfunzionale e del dolore.
Esame essenziale dell’apparato articolare
cervicale
Vengono qui di seguito suggerite alcune procedure per
un esame sommario della colonna cervicale, volto non alla diagnosi specifica
della sede e della natura della lesione, ma alla esclusione che una algia in
origine da tale distretto venga riferita in sede orofacciale (Travell, 1976,
ecc.;Melzack e Wall, 1984) (biblio
49,
8). I test dinamici devono essere condotti in
accordo con i principi e le finalità già espressi per l’apparato artro-muscolare
cranio mandibolare. L’ampiezza del movimento attivo può essere valutata
col paziente in posizione seduta o in piedi (in ortostatismo) e prevede la
flesso-estensione del capo e la sua rotazione dai lati destro e sinistro.
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Ampiezza fisiologica del
movimento di flesso estensione del capo per normale mobilità delle
articolazioni cranio cervicali. |
Ampiezza fisiologica del
movimento di rotazione del capo per normale mobilità delle articolazioni
cranio cervicali. |
Una valutazione accurata della colonna cervicale
superiore può essere effettuata richiedendo al paziente di protrudere il capo e
di flesso estendere la sola testa, mantenendo questa postura (DUBUISSON D, 1985;
CIANCAGLINI R. TESTA M. RADAELLI G 1999) (biblio 7,
50).
13) pain.com pain.com pain.com
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Test attivi di movimento di
flesso estensione cranio cervicale a colonna rigida (in protrusione
cervicale) e suo schema per l’analisi del distretto cranio
cervicale |
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L’ampiezza del movimento passivo può essere meglio
esaminata con il paziente in posizione sdraiata (clinostatismo). Durante questo esame l’operatore deve infatti sollevare il capo del
paziente per evitarne l’impegno della muscolatura cranio
cervicale posto in atto per il sostegno della testa.
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Manipolazione passiva della
colonna cervicale superiore in flesso estensione e rotazione
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Nell’esame del paziente con dolore orofacciale i test
statici devono essere limitati alla valutazione dell’esacerbazione o della
scomparsa del dolore durante le manovre di distrazione e compressione del
complesso articolare cranio cervicale che si eseguono operando manualmente sul
capo.
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Compressione e distrazione
della colonna cervicale per valutarne la dolorabilità
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Questo test fornisce qualche indicazione sull’eventuale
compressione radicolare operata dal rachide cervicale sui tronchi nervosi che
emer-gono dal primo tratto della colonna (Dubuisson, 1985) (biblio 7).
Percussione
La
percussione non presenta motivi di particolare interesse nella diagnostica del
dolore orofacciale, tuttavia la percussione mirata di un «trigger point» può
provocare la comparsa o la esacerbazione di un dolore miofasciale.
Auscultazione
La
auscultazione delle articolazioni temporo-mandibolari può rivelare la presenza
di rumori limpidi di tipo scatto o schiocco o crepitanti, espressione
rispettivamente di una alterazione dislocativa o disfunzionale condilo - disco -
temporale o di una compromissione organica più o meno grave delle strutture
intracapsulari (artropatia degenerativa). Di qualche utilità può essere
la ricerca auscultatoria di fremiti patologici a livello della regione carotidea
in caso di cefalea sintomatica di ipertensione arteriosa sistemica.
Test provocativi e soppressivi
Un ausilio nella diagnostica del dolore orofacciale
può essere fornito dalla sua provocazione e soppressione indotte con mezzi
fisici (caldo, freddo, elettricità, pressione, percussione) e chimici
(farmacologici, anestesia) (Bonica, 1984; Lehmann, De Lateur, 1984) (biblio 51, 52).
I test
termici (perfrigerazione o riscaldamento del dente o dell’area dolente) non
presentano i requisiti di riproducibilità e misurabilità, che invece offre la
stimolazione elettrica soprattutto quando somministrata con corrente costante
(Ciancaglini, Sorini, Vogel, 1984) (biblio 53).
Tuttavia la
stimolazione elettrica della polpa dentale dei «trigger points» muscolari non è
scevra da difficoltà operative e interpretative, che ne controindicano
nettamente l’impiego nella diagnostica convenzionale. E stata discussa ampliamente la possibilità di
esacerbare o provocare il dolore cranio facciale mediante la palpazione dei
muscoli masticatori e di altri organi viscero somatici craniofacciali.
Un
test soppressivo utilizzato ampiamente nella diagnostica del dolore miofasciale
è quello termico, che prevede la perfrigerazione della cute sovrastante un
«trigger point» (Travell, 1952) (biblio 54).
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| Test di
soppressione di un trigger point mediante perfrigerazione |
Test di
soppressione di un trigger piont mediante
iniezione |
Il dolore e
la eventuale contrattura possono risolversi rapidamente con l’uso di questa
procedura o in associazione all’applicazione locale di freddo e caldo
alternativamente (Melzack e Wall, 1984) (biblio 8).
Tra i test soppressivi l’uso esperto e razionale degli
anestetici locali e delle tecniche plessiche e tronculari di anestesia intra ed
extra orali rende possibile discriminare le algie orofacciali a eziologia nota
da quelle considerate essenziali e fornisce un valido ausilio nella diagnostica
differenziale dei dolori di origine orodentale (Ciancaglini, 1981; Melzack e
Wall, 1984; Bonica, 1958, 1959) (biblio
8, 55, 56,
57).
Si consiglia tuttavia l’uso sequenziale di una
infiltrazione di soluzione fisiologica come controllo placebo della reale
efficacia della procedura (Sharav, 1985) (biblio 58). Va ricordato della diagnostica ex
iuvantibus dei dolori orofacciali l’uso della TENS (Tran-scutaneous Electrical
Nerve Stimulation).
Questa procedura prevede l’impiego di correnti a
onda quadra a treni di impulsi da somministrare aritmicamente o
continuativamente per un tempo non superiore a un’ora, prevalentemente allo
scopo di sopprimere il dolore in origine da trigger points muscolari
(Ciancaglini, Sorini, Brodoloni, Weinstein, 1985) (biblio 59). A spiegare il meccanismo di azione della TENS sono state invocate
ipotesi biochimiche (endorfine, washout dei cataboliti infiammatori, ecc.) e
neurofisiologiche (stimolazione di fibre ad alta velocità di conduzione teoria
del «gate control»).
 Schema del controllo in entrata
"gate control" degli stimoli dolorifici
Schema del controllo in
entrata "gate control" degli stimoli dolorifici a livello
trigeminale |
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Esami strumentali
Nessun esame che comporti un costo finanziario o
biologico per il paziente dovrebbe essere prescritto prima di un adeguato esame
fisico del paziente stesso affetto da dolore cranio facciale. L’esame
fisico del distretto testa e collo e quello endorale consentono inoltre di
precisare il tipo e limitare il numero di esami strumentali che devono essere
richiesti. La diagnosi presuntiva posta sulla base di una attenta
valutazione fisica del paziente permette infatti di scegliere in modo selettivo
la procedura strumentale cui sottoporlo. Riportiamo qui a fianco un breve prospetto che, in rapporto alla
patogenesi presuntiva del dolore, fornisce una indicazione pratica per il tipo
di esame da richiedere da parte dell’odontostomatologo.
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