| Funzionzionalità
mandibolari
Pertanto la messa a punto di un protocollo rigoroso e il più possibile
obiettivo per la valutazione della funzionalità del sistema masticatorio appare
doveroso. Tale criterio costituisce la premessa fondamentale per impostare in
modo metodologicamente corretto qualunque indagine rivolta a valutare i rapporti
tra disordini masticatori, malocclusione ed efficacia del trattamento ortopedico
ed ortodontico dentofacciale. Inoltre un protocollo di indagine conforme con lo
Stato dell’Arte della Tecnologia diagnostica e con le attuali nozioni di
fisiopatologia massticatoria è importante non solo per la programmazione
terapeutica, ma per una doverosa documentazione medico legale. Numerose
evidenze cliniche e un discreto numero di contributi sperimentali sembrerebbero
valorizzare il ruolo di particolari abitudini parafunzionali, come vizi di
postura a livello cranio - cervico - mandibolare e del rachide nel suo insieme
quali fattori importanti, implicati nella patogenesi di anomalie
dentofacciali. La rilevanza patogenetica delle suddette condizioni è peraltro
ampiamente condivisa nel determinismo di condizioni patofunzionali
masticatorie. Pertanto un corretto approccio diagnostico intercettivo dei
quadri parafunzionali e delle condizioni precliniche di patologia disfunzionale
consentirebbe, soprattutto nell’individuo in fase di crescita, di modificare
favorevolmente un modello comportamentale, di sviluppo ed evolutivo verso
molocclusioni correlate a disordini funzionali artromuscolari.
Esame
clinico (fisico e strumentale)
Viene qui di seguito illustrato in
dettaglio un protocollo di esame clinico e strumentale che consente una
valutazione accurata della funzionalità mandibolare in età
pediatrica.
Tale protocollo comprende metodiche cliniche e
strumentali. L’esame clinico dovrebbe comprendere più fasi che vengono
qui di seguito descritte:
1. Esame del profilo posturale somatico.
Il paziente deve essere esaminato di profilo e di fronte allo scopo
di evidenziare eventuali asimmetrie, dismorfismi o alterazioni posturali non
solo del distretto cranio - mandibolare, ma anche del rachide nel suo
insieme. Una valutazione sistematica del paziente esaminato di fronte prevede
il rilievo dell’asse bipupilare, di quello occlusale mascellare e mandibolare e
inoltre di quello interzigomatico e intergoniaco mandibolare e infine di quello
congiungente le spalle. Tutti i suddetti assi andranno valutati in base ad un
piano mediosagittale ortogonale all’orizzonte costante.
|

|
| Esame assi. Soggetto in “natural head position” si noti
l’inclinazione dell’asse bipupillare e il corretto assetto rispetto
l’orizzonte visivo del piano
occlusale. |
L’esame del
rachide potrà avvantaggiarsi dalla
nozione di alcune procedure elementari di esame ispettivo palpatorio della
colonna, nonché dall’esecuzione di alcuni tests fisiatrici per il rilievo di
patologie della colonna che potranno essere ultimente integrati dall’esame
teleradiografico della colonna in toto in ortostatismo richiesto di frequente in
sede medicoscolastica per screening della popolazione infantile relativamente al
problema della scoliosi.
2. Esame dei movimenti attivi di rotazione,
flessoestensione e lateroflessione del complesso cranio - cervicale. Un
esame sommario della funzionalità cranio - cervicale e del tratto cervicale
della colonna dovrebbe essere incluso nell’esame volto a valutare la
funzionalità mandibolare.
|

|
Cervicale
lateralità (disegno: Kapandj) Test
di movimento attivo AROM per la colonna cervicale nel suo insieme
(superiore e inferiore) ampiezza e limiti del movimento di rotazione del
capo |
| |
 |
|
Cervicale flessione-estensione (disegno:
Kapandj) Test di movimento attivo AROM per la colonna cervicale nel suo
insieme (superiore e inferiore) ampiezza e limiti del movimento di flesso
estensione del capo |
Per quanto un esame
approfondito esuli dalle competenze odontostomatologiche, la relativa facilità
di analisi dei movimenti flessoestensori/rotatori e in lateroflessione del
cranio consente di acquisire una notevole quantità di informazioni quali: ·
Una riduzione o un eccesso di movimento (sindromi da ipo/iperbolità
craniocervicale); · La dolorabilità localizzata, irradiata o proiettata in
sedi limitrofe (testa - collo) o più distali (tratto dorso - lombare della
colonna); · La comparsa di rumori articolari limpidi o crepitanti; ·
Asimmetrie di movimento del capo.
I suddetti segni possono esprimere una
sofferenza intrinseca del distretto articolare cervicale o cranio - cervicale
(dislocazione/artopatia) o essere altresì correlati ad una condizione di
contrazione/spasmo muscolare assai spesso su base tensionale o reattiva
artrogena. In caso di riscontro positivo di uno o più delle condizioni
patofunzionali suddette, il caso andrà indirizzato a un consulto fisiatrico
fisioterapeutico.
3. Esame
dell’occlusione. Si effettua operando la registrazione del rapporto dei
molari e canini decidui e, se già erotti, i rapporti occlusali del I molare
permanente. E’ utile rilevare inoltre i valori dell’overbite e dell’overrjet
anteriore e posteriore.
|

|
|
Cervicale1.Radiografia del tratto cervicale della colonna
vertebrale normoallineata in estensione del
capo. Cervicale2.Radiografia del tratto cervicale della colonna
vertebrale con alterazione della normale
curvatura. Cervicale3.Radiografia del tratto cervicale della
colonna vertebrale con inversione della normale
curvatura. |
4. Esame dell’ampiezza dei
movimenti di apertura/chiusura della bocca sul piano frontale ed esame dei
movimenti eccentrici(“di bordo”) sul piano orizzontale.
|

|
|
Schema apertura e
lateralità.Schema per la registrazione
clinica del movimento mandibolare sul piano frontale e sul piano
orizzontale. |
Si considera utile commensurare
il grado di apertura della bocca con le dimensioni somatiche. Il grado di
apertura massimo normale corrisponde in media, a quello appena sufficiente alla
introduzione tre dita ( indice, medio e anulare congiunti) verticalmente. Il
grado di protrusione e di laterotrusione destro e sinistro è generalmente
correlato al grado di apertura massima della bocca in un rapporto di
1:4.
5. Palpazione dei muscoli masticatori e del capo. Una
palpazione delicata bimanuale e simmetrica delle strutture muscolari permette di
rilevare la consistenza, il trofismo ed eventuali tumefazioni nodulari
(“myogeloses”) corrispondenti ad aree di lesione muscolare parcellare. La
valutazione della dolorabilità muscolare va invece effettuata esercitando una
pressione più energica e circoscritta con la punta delle dita soprattutto nelle
zone di ispessimento nodulare. Il rilievo palpatorio assume un significato
importante alla luce delle indagini che hanno permesso di rilevare una
correlazione tra dolorabilità muscolare e grado di artropatia
temporomandibolare.(*)
6. Palpazione ed auscultazione delle
articolazioni temporamandibolari. La palpazione deve essere effettuata in
sede preuricolare e per via intrameatale. Questo esame, condotto con tecnica
bimanuale simmetricamente in posizione statica e durante i movimenti dinamici
della bocca, permette di valutare approssimamente alterazioni di forma, deficit
di mobilità, fremiti e dolorabilità a carico dei condili.
|

|
|
Palpazione bimanuale
simmetrica della ATM (per via intrameatale) a bocca. Palpazione
bimanuale simmetrica della ATM (per via laterale cutanea) a bocca
aperta. |
L’auscultazione delle
articolazioni temporomandibolari è un valido ausilio alla palpazione e permette
di rilevere, con maggiore precisione, la topografia del rumore in rapporto al
movimento e i suoi caratteri (scatti, scrosci, crepitii).
7. Esecuzione dei tests
fisiatrici statici e dinamici mandibolari. I tests statici, efettuati in
laterotrusione, protrusione e apertura/chiusura della bocca contro una
resistenza manuale sostenuta fornita dall’operatore (test isometrici),
forniscono, secondo alcuni Autori informazioni analoghe a quelle della restante
muscolatura scheletrica sulla possibile origine miogena della patologia. I stess
dinmici, invece, basati sull’esecuzione del movimento nelle stesse direzioni dei
tests statici, ma contro una resistenza limitata prodotta dall’operatore,
permetterebbero invece di valutare la eventuale patogenesi artrogena della
patologa. La difficoltà nell’eseguire i suddetti tests in modo metodologicamente
ineccepibile può costituire un ostacolo notevole alla riproducibilità dei tests
medesimi che si consigliano limitatamente anche in considerazione della loro
scarsa specificità.
|

|
|
Test isometrico: esame dei
muscoli protrusori della mandibola. |
8. Esecuzione del test di
dislocazione mandibolare. Tale procedura clinica, semplice e dotata di una
discreta affidabilità , permette di valutare l’assetto spaziale di un condilo
mandibolare che presenti incoordinazione funzionale rispetto al disco. La
rilocazione (ricattura) o l’accentuazione della dislocazione del condilo
rispetto al disco vengono prodotte dal paziente stesso o dall’operatore mediante
la proiezione del corpo mandibolare i direzioni differenti valutando
rispettivamente la scomparsa o l’aggravamento dell’incoordinazione funzionale
(deflessione/rumore) e del dolore.
|

|
|
Test di dislocazione:
proiezione mesiale (1) e laterale (2) della ATM di
sinistra. |
9.Esame
strumentale Una volta completato l’esame fisico del paziente, si può
passare alla sessione strumentale di analisi. Tale procedura è consigliabile in
particolare in quei pazienti che l’esame obiettivo ha consentito di includere
tra i patologici, ma a nostro avviso dovrebbe idealmente essere esteso alla
totalità dei soggetti candidati a u trattamento ortopedico dei
mascellari.
Le procedure strumentali comprendono:
1.
Registrazione dei movimenti “di bordo” della mandibola (fig. cartella
pri) (lateralità destra, lateralità sinistra, protrusione) mediante
tracciato intraorale registrato utilizzando placche in resina adattate al palato
e all’arcata inferiore. La superiore porta al centro un perno di registrazione e
l’inferiore una piastra che incorpora in negativo il tracciato di bordo
mandibolare che viene descritto dal perno scrivente (montato sull’arcata in
opposizione), quando al paziente vengono richiesti movimenti liberi dl
lateralità e protrusione. Il tracciato normale si compone di tre linee
convergenti che corrispondono ai movimenti di laterabilità destra e sinistra e
ad un movimento di protrusione o di retrusione impari e mediano. L’analisi della
linearità di ciascuna tracia del movimento mandibolare 2. Rilievo degli
indici occlusali e posturali della mandibola in massima intercuspidazione e
in posizione di riposo mediante resine dimensionalmente stabili (es. Duralay),
siliconi per occlusione (es Occlufast) o morsi di cera (es. Haluvax).
| 1.Placca di registrazione superiore. |
2.Placca di registrazione inferiore colorata con
spray. |
3.Registrazione di un tracciato intraorale e individuazione
della centrica funzionale (central bearing point). |
|

|
| 4.Registrazione di un tracciato intraorale e individuazione
di una doppia centrica. |
5.Registrazione intraorale con rialzo della dimensione
verticalep. |
6.Registrazione di un tracciato intraorale: esempio di
incoordinazione neuromuscolare. |
3. Esecuzione di radiografie
delle articolazioni temporomandibolari con relazioni intermascellari
intercuspali, posturali a riposo e in massima apertura della bocca. L’esame
radiografico è in grado di fornire utili indicazioni circa la posizione del
condilo rispetto alla fossa glenoide ed evidenziare così eventuali dislocazioni
condilari, ipo/ipermobilità articolare (nelle tomografie eseguite in massima
apertura della bocca) e alterazioni di forma condilo - temporali.
|

|
|
A.Radiografia (tomografia) di un ‘articolazione
temporomandibolare con ipermobilità (sublussazione) a bocca
chiusa. |
B.Radiografia
(tomografia) di un ‘articolazione temporomandibolare con ipermobilità
(sublussazione) a bocca aperta. |
4. Valutazione dei
potenziali elettrici dei muscoli masticatori tramite elettromiografia
(EMG) a riposo e in massima contrazione. Studi recenti ( da Clinical
sign of TMJ arthrittis and masseteric maximal clenching EMG recording. R.
Ciancaglini e coll. J. Dental Research vol: 70 330. 1991) hanno dimostrato
che l’ìattività elettromiografica massimale del muscolo massetere si riduce con
l’aumentare del grado di artropatia temporomandibolare. L’elettromiografia
potrebbe essere quindi utilizzata come un mezzo diagnostico capace di
oggettivare il grado di compromissione artrosica e predittivo per l’evoluzione
dell’artropatia.
 |
Valutazione dei potenziali elettrici dei muscoli
masticatori tramite elettromiografia
(EMG)
|
5. Analisi elettromiografica
del periodo inibitorio (“silent period”) indotto dall’applicazione di
stimoli diversi (percussione calibrata del mento tramite martellettto
elettromagnetico, contatto interdentale). Indagini clinico - elettromiografiche
hanno suggerito in passato l’utilizzo del valore di latenza e durata del periodo
inibitorio come indice diagnostico o prognostico di patologia disfunzionale del
Sistema Masticatorio (da Clinical significance of masseteric silent period
elicited by different trigeminal stimulations R. Ciancaglini e coll. Dal testo
“Electromiography of jaw reflexes in man” Leuwn University press, 1988)
Attualmente l’indicazione all’impiego di tale parametro sembra doversi limitare
alla individuazione di condizioni neuropatologiche di tipo congenito o acquisito
tali da compromettere l’arco riflesso trigeminale. Sembra invece fortemente
limitata l’indicazione all’utilizzo di tale test allo scopo di qualificare e
quantificare l’esistenza di un disordine muscoloscheletrico
mandibolare.(*)
 |
 |
|
Analisi elettromiografica
del periodo inibitorio (“silent
period”). |
6. Analisi dei rumori prodotti durante i movimenti di
apertura e chiusura della bocca mediante fonoartrometria digitale delle
articolazioni temporomandibolari.
Tale tecnica permette la
registrazione e la valutazione dei rumori in origine dalla articolazione
temporomandibolare sono inviati ad un computer ed analizzati nella forma grezza
o rettificata (trasformata di Fourier).(*) L’esame del tracciato ottenuto
permette una valutazione dell’entità del rumore, della sua sede di origine, del
numero degli eventi disfunzionali intracapsulari oltrechè della loro probabile
origine (funzionale od organica). La FAM rappresenta quindi un mezzo diagnostico
utile, che trova una valida indicazione, per la sua non - invasività.
(*)
Le procedure cliniche e strumentali descritte, permettono di
individuare precocemente segni parafunzionali o disfunzionali del sistema
masticatorio che potrebbero suggerire di attuare o dilazionare un intervento
correttivo ortopedico/ortodontico o riabilitativo protesico. Tali procedure
possono inoltre indirizzare verso misure preventive e terapeutiche comprendenti
procedure fisiatriche a livello del distretto cranio - mandibolare, cranio -
cervicale o del rachide nel suo insieme. Inoltre il suddetto approccio
sistematico all’esame della funzionalità muscoloscheletrica mandibolare del
paziente può rappresentare uno standard metodologico di elezione per valutare il
corso naturale di una patologia o l’indicazione e l’efficacia di un trattamento
ad una richiesta di riscontro medico legale.
Siete qui: Home-La gnatologia-Funz. mandibolari
Argomento precedente: Disordini cranioman Argomento successivo: Diagnosi
|