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Disordini
Craniomandibolari
Col termine
Disordine Craniomandibolare si intende un disordine muscoloscheletrico
della funzionalità mandibolare caratterizzato da dolore e/o dolorabilità a
carico delle articolazioni temporomandibolari e dei muscoli masticatori,
limitazioni o asimetrie nel tragitto di apertura/chiusura della bocca e
rumori articolari. In età infantile la deviazione o deflessione durante i
movimenti mandibolari e i rumori articolari rappresentano i sintomi di più
frequente riscontro.
Epidemiologia
Vari studi circa la prevalenza
dei disordini craniomandibolari in età pediatrica sono stati condotti,
riportando valori variabili dal 20 al 61% del campione
esaminato.
Eziopatogenesi
In passato si riteneva
che le anomalie occlusali rappresentassero un fattore primario nella
genesi dei disordini craniomandibolari; attualmente il ruolo di tali
fattori sembra doversi ridimensionare alla luce del contributo
eziopatologenetico attribuito a fattori molteplici. Tra questi vanno
ricordati la morfostruttura articolare, le abitudini viziate e
parafunzionbali, eventuali malformazioni condilo - disco - temporali
congenite, la prematura perdita di parte del supporto occlusale
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1e2.Eziopatogenesi:
onicofagia.
3e4.Eziopatogenesi: posture viziate del rachide
cervicale. | |
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Parafunzioni in
lateralità.  |
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Bruxismo | |
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Bruxismo
infantile |
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Impronte
dentali sul margine linguale da
parafunzioni | |
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Parafunzione da interposizione della lingua
tra le arcate dentarie  | |
Vanno inoltre
ricordate gli eventi traumatici acuti di origine accidentale e sportivi,
capaci di produrre lesioni intracapsulari (compressione discale, sinovale
ecc.) con meccanismo immediato (artrite traumatica acuta) o differita
(artrite metatraumetica). In seguito al danno indotto in genere nel
dispositivo legamentoso intracapsulare del sovraccarico cronico o dal
trauma acuto, si instaura una flogosi parcellare che determina un
ulteriore frammentazione del tessuto connettivale dando luogo a un modello
cinematico ipermobile (instabilità articolare).(fig. artrite
metatraumatica)
Fisiopatogenesi
Questa
ipermobilità(instabilità) diventa a sua volta causa di una alterazione
funzionale e successivamente organica, in quanto l’attrito e perciò
l’usura aumentano proporzionalmente alla velocità e alle accelerazioni del
movimento articolare. Le capacità di addattamento del sistema
legamentoso e sinoviale articolare sono subordinate alla loro origine
mesodermico mesenchimale(connettivi). Questi tessuti rispondono perciò
alle leggi generali di biomeccanica dei connettivi. Essi subiscono una
stiramento(’strain’) sotto un ’carico’ funzionale o parafunzionale
abnorme(’stress’) fino al limite della loro deformazione elastica (fibre
collagene ed elastiche) per poi deformarsi irreversibilmente quando la
tensione supera il valore limite (diverso per le fibre collagene e quelle
elastiche).(fig. curva stress strain) In questa fase si instaurano
alterazioni di forma permanenti (’deviation in form’/DIF). La
’tolleranza nei riguardi di condizioni ’stressanti’(trauma persistente) è
stata pure stimata in valore cronologico stabilendo tre/quattro
settimane(un mese) come valore limite per assumene condizioni di lesione
’permanente’ ovvero non suscettibile di reversibilità (guarigione se
trattata senza ’restitutio ad integrum’). Già in questa fase si
possono generare rumori patologici definiti come “scrosci” e “scatti” o
“schiocchi” articolari al paziente stesso, obiettivabili dall’Odontoiatra
con opportune manovre di provocazione. Il perdurare di questa
condizione porta per sovradistensione a una ulteriore lesione
dell’apparato legamentoso intrinseco condilo - disco - temporale e ad una
dislocazione reciproca di queste tre strutture.
| 6a ,
6b. Aspetto patologico del
complesso articolare temporomandibolare con dislocazione anteriore
del menisco a bocca chiusa e aperta legenda: C= condilo; T=
osso temporale (eminenza articolare); D= disco
(menisco). |
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A,B.
Dislocazione del disco non
riducibile a bocca chiusa e aperta in RMN legenda 1=condilo
mandibolare; 2=componente temporale dell’articolazione;
3=menisco. |
Ciò dà luogo in
genere ad una migrazione anteromediale del disco e postero - laterale del
condilo e ad una incoordinazione (discinesia) condilo - disco - temporale
nei movimenti funzionali della mandibola (apertura - chiusura della bocca,
masticazione, lateralità e protrusione), che si rende evidente con la
comparsa o l’aggravamento dei rumori di scroscio articolare. Talvolta si
può giungere in questo stato al blocco cinematico del condilo per
dislocazione irriducibile.(generalmente anteriore del disco e
reciprocamente posteriore del condilo). Il dolore può comparire già in questa fase
spontaneamente o in forma di dolorabilità alla palpazione della regione
articolare e/o muscolare con patogenesi: · Artrogena, quale conseguenza
dello stato flogistico cronico, di riacutizzazioni subentrati, di fenomeni
compressivi intra e pericapsulari; · Miogena, per coinvolgimento del
muscolo, quale risposta riflessa alla lesione articolare, o flogistica
(miofibrosite) per continuità connettivale o per sovraccarico funzionale
(parafunzioni).
I fenomeni artritici di tipo degenerativo
(artropatia degenerativa/artrosi) che si instaurano se la condizione di
artropatia disfunzionale perdura e dimostra tendenza evolutiva, possono
portare ad un notevole rimaneggiamento anatomico
e a un
significativo deficit funzionale.(marcate alterazioni di forma condilo
temporale, deformazione grave del disco, perforazione dei legamenti
posteriori del disco con sovvertimento della zona bilaminare, versamenti
intraarticolari, osteofitosi condilo temporale, aderenze
etc).
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Tomografia di un
articolazione temporomandibolare affetta da segni e sintomi gravi di
artrosi disfunzionale |
Il soggetto può notare
la comparsa di rumori crepitanti, una latero - deviazione costante o una
netta limitazione della apertura della bocca e una irradiazione del dolore
frequentemente estesa all’angolo e alla branca orizzontale della
mandibola. Pertanto la
correzione di anomalie deentofacciali i età pediatrica e adolescenziale
può rappresentare una importante modalità di approccio preventivo e
terapeutico a tali problematiche, anche se sembra non poter essere di per
sé risolutiva nella maggioranza dei casi. Numerosi Autori hanno
sostenuto che esiste una stretta relazione tra morfologia craniofacciale e
funzionalità craniomandibolare. Sembra ampiamente accettato, inoltre,
che peculiari aspetti dei rapporti occlusali possano essere messi in
relazione con specifici quadri sintomatologici disfunzionali. Il
rapporto eziopatogenetico che lega occlusione, stati malocclusivi e
disordini della funzionalità craniomandibolare rimane tuttavia oggetto di
controversie. Indagini a lungo termine con criterio retrospettivo che
hanno valutato la distribuzione di sintomi disfunzionali in soggetti con
occlusione normale, patologica e trattati ortodonticamente non sembrano
dimostrare differenze significative tra i diversi gruppi. La
principale obiezione che può essere mossa alla maggior parte delle
suddette indagini, è rappresentata dalla difformità del criterio adottato
per la valutazione della funzionalità del sistema occluso - cranio -
mandibolare. Le indagini anamnestiche e quelle cliniche già evidenziano
una notevole discrepanza di reperti possibili sia nella medesima indagine
che confrontando indagini condotte da diversi Autori.
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