| Approfondimenti
Le ‘disfunzioni
dell’articolazione temporo mandibolare’ ’Per chi vuole saperne un po’ di più’ Modificato da
’Starbene’ - Ottobre 1991- Intervista al Prof. Riccardo
Ciancaglini Ordinario di Gnatologia Clinica - Università degli Studi di
Milano
Tutto comincia, il più delle
volte, con qualche rumore alla mascella, mentre si mangia o si sbadiglia: i
medici lo chiamano ‘scroscio’. Oppure con un leggero indolenzimento. O ancora
(ma allora il guaio è più serio) con l’impossibilità di aprire o chiudere la
bocca come si vorrebbe. “Se questi sintomi vengono considerati nel loro insieme,
sono riscontrabili nell’80 per cento della popolazione. Ma i casi da curare sono
meno, il dieci per cento del totale”dice IL Prof. Riccardo Ciancaglini,
Professore Ordinario di Gnatologia Clinica all’Università di Milano.”Fino a
qualche anno fa le problematiche gnatologiche prese in considerazione erano le
malocclusioni le abitudini viziate come il bruxismo, quell’incontrollabile
digrignamento dei denti che può consumarli fino a livello della gengiva (fig…).
Ma negli ultimi anni molti altri difetti sono stati inquadrati e oggi la
gnatologia è una vera e propria scienza, con un suo vocabolario e con direttive
di intervento medico ormai codificate in tutto il mondo. Lo scroscio della
mascella che non muove regolarmente (si chiama abitualmente ‘clicking’ e
le sue difficoltà di movimento ‘locking’)è stato indagato con metodiche
diagnostiche molto sofisticate (artroscopia, artrografia dinamica, risonanza
nucleare magnetica)ed è stato interpretato come una incoordinazione funzionale
tra condilo mandibolare (parete terminale della mandibola), base del cranio
(osso temporale) su cui il condilo mandibolare appoggia e disco fibroso (menisco
intraarticolare) interposto. La mandibola, viene considerata perciò
funzionalmente, il centro del problema e tecnicamente è definita come
articolazione temporo-mandibolare o più semplicementeA.T.M..
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%
PREVALENCE OF TMJ SOUNDS IN DIFFERENT AGE GROUPS |
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(N°2158 Milan Area) AGE
15-80
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(FIG
7). Prevalenza percentuale dei sintomi rumore (in blu) e dolore ( in
verde) raggruppati in diverse fasce di età da: Prevalence and distribution
of tmj sounds in 2158 subjects. R. Ciancaglini et all. J. of Dental Res.
Vol 68 1989. Nota: i principali sintomi aumentano progressivamente
dall’età infantile fino a quella adulta mentre tendono a limitarsi
spontaneamente col progredire
dell’età
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I principali disturbi (segni
e sintomi)
Lo scroscio
articolare “In ordine di
gravità”, precisa il professor Ciancaglini, “quelli più importanti sono il
dolore e le difficoltà di movimento (ipermobilità e ipomobilità)
dell’articolazione temporo-mandibolare. Spesso il paziente lamenta una sorta
di scatto articolare cui si accompagna il dolore che ‘libera’ la mascella
repentinamente con una deviazione o deflessione del mento (movimento di apertura
e chiusura della bocca a S). Sia il dolore che la difficoltà di movimento
possono essere mono o bi-laterali. Il
dolore La’cefalea’ Il dolore si fa sentire dapprima
sporadicamente o durante la masticazione: ma nelle forme più gravi tende a
diventare continuo e molto intenso, in tutto simile a quello di una emicrania
cronica.
Anche l’ipomobilità può essere di diverso tipo: nei casi più
gravi si arriva a un vero e proprio blocco articolare che impedisce di aprire e
chiudere regolarmente la bocca. Dolorabilià (dolore provocato
dalla palpazione della mandibola e dei muscoli masticatori o dalla attività
masticatoria) La dolorabilità della mandibola e dei muscoli coinvolti
nei suoi movimenti quando queste zone vengono palpate, gli scrosci articolar,;
le cefalee o le emicranie localizzate nella zona temporale (è la parte anteriore
e laterale del cranio, n.d.r.).
Sintomi meno frequenti ma non rari
sono: gli acufeni e le vertigini (instabilità e turbe
dell’equilibrio) La dolorabilità di un lato del corpo La difficoltà di
‘presa’ di una o entrambe le mani Formicolii a una o entrambe le mani La
asimmetria facciale Modificazioni dell’ingranaggio dentale
(occlusione)
Tali sintomi esprimono spesso una ‘progressione
della patologia in senso artrosico (FIG 7). Quello sui sintomi è un discorso
importante perché coinvolge anche il giudizio sull’opportunità della cura.
“Infatti”, continua Riccardo Ciancaglini, “se si dovessero curare tutti coloro
che hanno soltanto uno dei sintomi elencati, sarebbe necessario intervenire a
tappeto: sarebbe come curare, tanto per fare un esempio, tutti quelli che hanno
una gamba più corta o più lunga di qualche millimetro rispetto all’altra…. In
realtà è opportuno curare soltanto chi lamenta dolore oppure presenta una forma
grave di disfunzione (es.l’ipomobilità) I gruppi di persone maggiormente
colpiti dai disordini della mandibola sono ormai noti. Questo tipo di patologia
infatti non appare quasi mai prima dei 15 anni. In seguito la sua frequenza
aumenta parallelamente all’età e raggiunge il suo picco più alto tra i 40 e i 45
anni. Più tardi, tende a diminuire, probabilmente perché l’organismo ha avuto il
tempo di organizzare un suo sistema di difesa di fronte al disturbo.
Relativamente al sesso, c’è una leggera prevalenza tra le donne, probabilmente
per una maggiore vulnerabilità dei legamenti. Fino a qualche tempo fa si
riteneva che i problemi disfunzionali della mandibola fossero comunque dovuti a
qualche difetto dell’occlusione dentale. Un dente mancante, un “ponte” o
un’otturazione mal fatti, un disordine qualsiasi nel delicato ingranaggio della
chiusura erano infatti additati come responsabili dei disturbi della mandibola.
Gli studi più recenti ed avanzati, però, hanno corretto questa
convinzione. Finestra 1 I rumori della mandibola La strumentazione
diagnostica che è attualmente a disposizione dei migliori specialisti
internazionali dei disturbi temporo-mandibolari è complessa e sofisticata. (FIG
8) Nella fotografia l’apparecchio per la fonoartrometria digitale. Si tratta
di un oscilloscopio che traduce in impulsi elettrici tutti i suoni – anche i più
leggeri, quelli che l’orecchio non è in grado di percepire – prodotti dalla
mandibola quando si apre e si chiude per masticare o degluttire. Analizzati al
computer, gli impulsi elettrici non soltanto rivelano la gravità di un eventuale
disturbo della mandibola: ma ne svelano anche la sua natura. Questa metodica di
indagine è stata messa a punto dal professor Riccardo Ciancaglini nel 1984 e
viene attualmente utilizzata da molti esperti di diversi
paesi.
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I rumori
della mandibola |
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Oscilloscopio digitale |
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(FIG 8) 1e2 suono
emesso da un diapason captato dal microfono e convertito in segnale
elettrico dall’oscilloscopio digitale (si noti la regolarità/periodicità
del segnale) 3e4 rumore prodotto dall’accartocciamento della
carta, captato dal microfono e convertito in segnale elettrico
dall’oscilloscopio digitale (si noti la estrema irregolarità del
segnale) 5 suono di tipo “scatto” o “schiocco” (clicking)
prodotto da una articolazione temporomandibolare disfunzionale (senza
alterazioni artrosiche) captato dal microfono e convertito in segnale
elettrico dall’oscilloscopio digitale (si noti la regolarità/periodicità
del segnale, del tutto analoga al suono emesso dal diapason 6
rumore di tipo “crepitio” prodotto da un’articolazione temporomandibolare
artrosica captato dal microfono e convertito in segnale elettrico
dall’oscilloscopio digitale (si noti la estrema irregolarità del segnale)
del tutto analogo al rumore emesso dalla carta Da: Digital
phonoarthrometry of temporomandibular joint sounds: a preliminary report.
R. Ciancaglini et coll. J. Oral Rehabilitation, 6:385-392
1987 |
Le cause più
frequenti “La ricerca scientifica
eseguita sui disordini mandibolari”, conferma il professor Ciancaglini, “ha
portato a una vera e propria rivoluzione rispetto alle opinioni che erano
comunemente in voga soltanto a metà degli anni Settanta. “Un primo gruppo di
cause di questa patologia riunisce le ‘abitudini viziate della mandibola’ in
realtà un uso scorretto dell’articolazione. L’incapacità a coordinare i
movimenti dei muscoli masticatori o dei temporali oppure una eccessiva tensione
nervosa possono portare a muovere in modo antifisiologico o comunque irregolare
l’atm. Occorre ricordare, in particolare, che nell’arco delle 24 ore le due
arcate dentarie, la superiore e la inferiore, non dovrebbero restare a contatto
tra loro per più di cinque-dieci minuti: in questo tempo ideale sono compresi
sia i movimenti di masticazione effettuati durante i pasti sia brevissimi attimi
di contatto durante le 1500-2000 degluttazioni quotidiane. Ma se, come avviene
nel caso dei “bruxisti”, i denti vengono serrati quotidianamente molto più a
lungo e con forza maggiore del normale, ecco che a poco a poco l’articolazione
può risentirne. “Queste cattive abitudini di movimento”, continua il
professor Ciancaglini, “spiegano perché tra coloro che soffrono di disordini
mandibolari vi siano spesso manager, tecnici impegnati al computer oppure
soggetti con frustazioni o persone, in genere, sottoposte ad una forte tensione
di carattere emotivo. “Un secondo gruppo di cause sta in quella che
viene definita come lassità legamentosa. (FIG 9) I legamenti che
collegano la parte superiore con quella inferiore del cranio sono infatti
moltissimi: e se queste strutture fibrose perdono tono ed elasticità, è
comprensibile che la mandibola e i suoi movimenti possano andare incontro a
disturbi anche importanti.
Soggetto con ipermobilità
articolare generalizzata (articolazioni mano/polso) |
9a.Radiografia (tomografia) di un ‘articolazione
temporomandibolare con ipermobilità (sublussazione) a bocca
chiusa
9b.Radiografia (tomografia) di un
‘articolazione temporomandibolare con ipermobilità (sublussazione) a bocca
aperta (si noti l’esagerata escursione traslativa del condilo
mandibolare)
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“Un terzo gruppo di
cause, infine, è rappresentato dai cosiddetti micro-traumi. Si tratta in
genere di incidenti di poco conto (una caduta, per esempio, o un colpo ricevuto)
che possono provocare al momento qualche indolenzimento ma che finiscono
addirittura con l’essere dimenticati: a distanza di anni, però, un forte dolore
oppure un blocco dell’articolazione temporo-mandibolare rivelano che il trauma
c’è stato e che ha lasciato il segno. Ebbene, tra i molti microtraumi possibili,
ci sono anche quei piccoli ma continui stress meccanici che sono dovuti ai
difetti dell’occlusione dentale. Il loro ruolo dunque non è sempre
predominante rispetto alle altre possibili cause di disturbi dell’ATM”. Ma
indipendentemente dalle diverse cause l’articolazione temporo-mandibolare si
deteriora e si inceppa: “E dal punto di vista della sua natura”, precisa a
Starbene il professor Ciancaglini, “il guasto può essere in ogni caso
assimilato a quello della malattia artrosica. A questo proposito è importante
ricordare, prima di tutto, che quella temporo-mandibolare è una articolazione
completa e complessa, con tanto di menisco (uno per lato, naturalmente) e con
tessuti sinoviali molto estesi. Ebbene, si può affermare schematicamente che il
progresso dei disturbi che la colpiscono è simile a quello che si verifica in
qualsiasi artrosi. In primo luogo, infatti, si registra una lesione delle
strutture sinoviali e connettivali dell’ATM, poi può essere compromesso il
menisco e da ultimo, nelle forme più gravi, anche il suo tessuto osseo va
incontro a un processo di degenerazione. Non bisogna neppure dimenticare che
nell’articolazione temporo-mandibolare i due lati, il destro e il sinistro,
agiscono in modo solidale. Anche se quello più colpito è un lato, l’opposto non
potrà non risentirne. “Anche altre strutture possono essere compromesse dai
disturbi di questo tipo ovvero i muscoli masticatori, per esempio, oppure la
dentatura. Ma il bersaglio principale, quello che va curato per primo se si
vuole eliminare il dolore e le difficoltà di movimento, rimane
l’articolazione.
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GLI
INDIRIZZI UTILI |
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Gli specialisti che da anni
si interessano dei disturbi a carico dell’articolazione della mandibola
sono riuniti nella American Academy Orofacial pain And Craniomandibular
Disorders e nella European Academy for Craniomandibular Disorders. Le due
società pubblicano una rivista scientifica in comune e ogni anno,
separatamente oppure in collaborazione, promuovono un congresso
internazionale. I principali centri di studio e di cura sono attualmente
quelli di Zurigo, di Vienna, di Phonenix e di Ann Arbor negli Usa, e di
Goteborg in Svezia. Il professor Riccardo Ciancaglini, di cui pubblichiamo
l’intervista in queste pagine, è membro delle organizzazioni
internazionali più importanti e
qualificate. |
Per una corretta
diagnosi ”Ed eccoci al capitolo forse più
sorprendente di questa super-specialità odontoiatrica che si occupa della
mandibola: quello della diagnosi. Ancora oggi un attento esame clinico,
cioè compiuto senza l’aiuto di tecniche strumentali, rappresenta senza dubbio la
prima indagine utile. Manualmente il medico analizza il movimento articolare
durante l’apertura e la chiusura della bocca; l’articolazione e le fasce
muscolari collegate vengono palpate anche per cogliere eventuali zone di
dolorabilità: e si controlla infine il modello di occlusione dentale dei singoli
pazienti. “Se è ben eseguito”, sostiene Ciancaglini, “l’esame clinico può
fornire il 70-80 per cento delle informazioni necessarie. Le stesse tecniche di
indagine (possono anche essere classificate come “fisiatriche”) vanno estese
anche alla zona del collo. (FIG 10)
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(FIG 10).
10a.Ampiezza fisiologica del movimento di flesso estensione del capo per
normale mobilità delle articolazioni cranio cervicali.
10b.Ampiezza
fisiologica del movimento di rotazione del capo per normale mobilità delle
articolazioni cranio cervicali.
10c.Test di dislocazione
mandibolere per sentire meglio il rumore
articolare!!! |
La mobilità della testa
rispetto al collo, per esempio, e la mobilità del collo e della sua muscolatura
vanno assolutamente indagate. Spesso, infatti, può accadere che – parallelamente
ai processi artrosici che hanno colpito l’articolazione temporo mandibolare – si
sviluppino forme di artrosi cervicale o di origine tensiva. E’ importante
accertarlo, anche perché la localizzazione di questi dolori si sovrappone in
parte a quelli che derivano dai disturbi dell’ATM ma la cura, naturalmente, è di
diverso tipo”. La parte del leone tuttavia è quella della diagnosi strumentale.
Una apparecchiatura molto complessa e molto sofisticata viene utilizzata oggi
dalla gnatologia più qualificata nel momento diagnostico: così come emerge, tra
l’altro, dal primo colpo d’occhio nello studio milanese del professor
Ciancaglini, letteralmente stipato di strumenti apparentemente indecifrabili…
(FIG 11).
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| (FIG 11).
Strumentazione per elettrofisiologia (elettromiografo, oscilloscopio
digitale, microfoni e amplificatori per fonoartrometria)
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“In effetti”, conferma
Ciancaglini, “per un intervento medico che non voglia essere arbitrario e
inaffidabile sono necessari esami diagnostici obiettivi. Questi debbono fornire
dati misurabili e riproducibili: non solo, debbono anche permettere di
controllare nel tempo, durante e dopo il trattamento, se e quanto la cura ha
migliorato la situazione. Per tutto questo è assolutamente necessaria una
apparecchiatura adeguata. “I primi esami da eseguire sono quelli
radiografici: l’ortopantomografia ( o radiografia panoramia delle
arcate dentarie), le proiezioni radiografiche oblique, la
stratigrafia dell’atm ed un eventualmente la tac. Quanto alla rmn, questo
esame dove è possibile praticarlo correttamente può fornire indicazioni di
estrema precisione, proponendosi come esame elettivo nelle decisioni
terapeutiche ‘interventistiche’ (es manipolazione sotto anestesia, artroscopia,
chirurgia etc.). (FIG 13)
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(FIG 13).
13A, 13B.Scintigrafia in SPECT: normo captazione simmetrica
delle due articolazioni TM
13b.Scintigrafia in SPECT:
ipercaptazione vedi picco di concentrazione del radio isotopo nel grafico
di una ATM affetta da processo osteo addensante (tumore tipo
osteoma) |
“Ma vi sono altre indagini
strumentali che possono essere considerate come specifiche dei disturbi a carico
dell’articolazione mandibolare e che hanno permesso di fare molti passi avanti
nella loro diagnostica: tra queste, L’occlusogramma (tek scan) (FIG
14).
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(FIG 14). 14a
analisi digitale dell’occlusione (occlusografia computerizzata) mediante
apparecchiatura tipo tscan
14b il grafico esprime frequenza o
intensità dei contatti tra i denti in
occlusione |
E’ un sistema computerizzato
che consente l’analisi complessiva della sede e dell’intensità e della sequenza
di tutti i contatti che si stabiliscono tra dente e dente. Un discorso a parte
merita anche la elettromiografia (o emg),ovvero l’analisi dei potenziali
elettrici che provengono dai muscoli masticatori e correlati all’ATM. (FIG
15)
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(FIG 15).
15. elettromiografia post stimolo: martelletto
elettromagnetico per la elicitazione del riflesso miotattico inibitorio
masseterino (silent period post “jaw jerk”)
15a.
Elettromiografia funzionale: segnali elettromiografici grezzi
esprimenti la MVC dei muscoli massetere destro e sinistro (l’analisi
quantitativa verrà attuata con la tecnica “root mean
square”)
15b. elettromiografia post stimolo: analisi
della durata del periodo inibitorio (silent period) post stimolo
(martelletto elettromagnetico). La lungheza viene misurata mediante
scorrimento del cursore sul monitor dell’oscilloscopio digitale
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Fino a dieci anni fa ci si
aspettava molto di più da questa indagine, poi ci si è accorti che essa non è
significativa sul piano diagnostico perché nella gran parte dei casi non è in
grado di cogliere la natura del disturbo. “Ma poiché vi è una stretta
correlazione tra un eventuale danno articolare e la forza contrattile dei
muscoli, l’elettromiografia rappresenta un ottimo sistema per valutare se vi
sono stati o no dei miglioramenti significativi. Straordinariamente utile, da
ultimo, è la fonoartrometria digitale dell’articolazione temporo-mandibolare, un
metodo di analisi che è stato messo a punto dal nostro gruppo di lavoro fin dal
1984 e che viene ormai adottato da moltissimi specialisti di tutto il mondo”
(FIG 16)
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Posizionamento dei microfoni. |

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| 16a quadro riassuntivo della procedura di fonoartrometria
digitale per la diagnostica / documentazione dei rumori articolari messa a
punto da C. e coll. |
16b
quadri di fonoartrometria con analisi in FFT ( “Fast Fourier Transformed”)
in accordo con la proposta metodologica di R. Ciancaglini e coll. : lo
spettro in frequenza generato da suoni (figura in alto a sinistra) e
rumori (figura in alto a destra) è analogo per articolazioni con
problematiche funzionali (rispettivamente rumore singolo in basso a
sinistra e rumore doppio in basso a
destra) |
Per la cura “bite” e splint” L’indagine elaborata
dal professor Ciancaglini si segnala soprattutto per due caratteristiche di
grande importanza diagnostica. In primo luogo, permette di cogliere le
alterazioni dell’articolazione in uno stadio molto precoce. In secondo luogo, la
lettura elettrica del suono consente di distinguere i vari tipi di alterazione
dell’atm e in particolare le forme iniziali, generalmente “dislocative”, da
quelle avanzate, più esplicitamente artrosiche. E da ultimo il capitolo della
cura. Come si possono correggere i difetti mandibolari? Dal momento che i
metodi diagnostici sono tanto sofisticati vien fatto di pensare a una terapia
complessa: ma non è così… “Al contrario”, dichiara Riccardo Ciancaglini, “nella
gran parte dei casi le cure utili per i disturbi mandibolari si riducono a
interventi tecnicamente molto semplici ed economicamente accessibili. Più
esattamente, nel 70-80 per cento delle forme che possono essere classificate
come gravi è ormai scientificamente dimostrato che un intervento di
condizionamento funzionale- una e vera e propria ginnastica educativa
dell’atm- è in grado di risolvere il problema. “Più che alle tecniche usate
in ortodonzia (le ormai celebri “macchinnette” per allineare i denti) si deve
dunque pensare in questo caso a certi tipi di riabilitazione ortopedica. Una
articolazione non riesce a chiudere completamente la bocca? Sarà sufficiente
allenarla a comportarsi diversamente, secondo un modello più regolare: e alla
stessa stregua si agisce per correggere una articolazione che chiude (o apre)
senza simmetria. “Gli arnesi terapeutici della gnatologia più qualificata
sono, di conseguenza, molto più semplici di quanto si pensi. Si tratta in genere
di spessori (vengono chiamati bite o splint) che, modificando il
solito piano di masticazione, inducono l’articolazione temporo-mandibolare a
posizionarsi e a muoversi in modo diverso da quello abituale (FIG 17).
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(FIG
17). |
1 placca
occlusale (tipo FLOS secondo Ciancaglini e coll da Nozioni di ortopedia
mandibolare e odontostomatologia dell’età infantile ed evolutiva ED. CPA
1992) al termine della costruzione (al banco del laboratorio) 2 placca
occlusale (tipo FLOS) applicata alla bocca del paziente con denti a
contatto (in occlusione) 3 placca di HAWLEY modificata 4
placca occlusale tipo MARES (applicata all’arcata inferiore) 5 Placca
di Ciancglini, Brandazzi, Ceresola (CBC): Il “veenering” in resina
composita viene realizzato su una fusione in cromo cobalto, su altro
metallo seminobile o su metalli nobili (oro, titanio etc.) 6 Placca (
tipo CBC) applicata come “overlay” per rialzo e compenso della dimensione
verticale |
Integrazione estetica della placca tipo CBC nella bocca della
paziente. Si noti l’eccellente miscelazione tra dente naturale e
componente estetica in resina della
placca. |
Anche il sintomo - dolore nella
grandissima parte dei casi viene cancellato perché l’applicazione degli spessori
scarica le zone soggette a compressione (e perciò irritante) e “libera” i nervi
dell’articolazione che erano compressi: e questo fatto, a sua volta, facilita il
recupero di una buona funzionalità. “Ma attenzione. L’applicazione degli
spessori dev’essere intermittente: mai 24 ore su 24, per intendersi, ma otto o
dodici ore su 24. Questa è una direttiva nuova e di grandissima importanza: in
caso contrario la cura verrebbe meno al suo scopo, che è quello di rieducare
l’articolazione. “Soltanto in pochi casi si rendono necessari anche
interventi strettamente odontoiatrici (per esempio l’applicazione di nuove
protesi o la correzione di quelle già esistenti) per cambiare in modo definitivo
il modello di occlusione; o possono essere utili, infine, veri e propri
interventi chirurgici per le articolazione maggiormente compromesse”.
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CONSENSUS CONFERENCE |
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Il 9-10 maggio 1997 è svolto
presso il Centro Congressi dell’ospedale San Raffaele a Milano, il Meeting
Internazionale di Gnatologia Clinica “Occlusione, Postura e salute” con la
Consensus Conference “Occlusione e postura: evidenze o ipotesi di
correlazione?. Coordinatore scientifico dell’iniziativa è stao il
professor Riccardo Ciancaglini, titolare della cattedra di Gnatologia
clinica dell’Università degli Studi di Milano e direttore del Servizio di
riabilitazione orale del San Raffaele. Il simposio è stato promosso
congiuntamente dalla Sido (Società Italiana di Ortodonzia), dalla SIMFER
(Società italiana di medicina fisica e riabilitazione) sotto l’egida della
European ccademy of Craniomandubular Disorders L’obiettivo
principale della manifestazione è stato esprimere un consenso (da cui
Consensus Conference), ossia una posizione accettata dalle società
scientifiche coinvolte su un tema che sta diventando di giorno in giorno
sempre più oggetto di controversie e dei contenzioso a livello medico -
legale. Da qui la necessità di un parere autorevole ed accreditato che sia
di riferimento non solo per il professionista ma anche per gli organismi
sanitari pubblici. |
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